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Giacomo Poretti: «Comicità e impegno? Scinderle mi viene naturale»

Intervista all'artista dopo lo show di Mandello in cui ha portato in scena il suo monologo "Fare un'anima". «L'anno prossimo torneremo a lavorare a un film con Aldo e Giovanni»

Prima di salire sul palco del De Andrè a Mandello del Lario, sabato 20 ottobre, portando il scena il suo monologo "Fare un'anima" - da lui stesso scritto e interpretato - Giacomo Poretti, orfano degli amici e compagni artistici Aldo e Giovanni, con i quali si ritroverà il prossimo anno sul set cinematografico, ci ha concesso gentilmente una breve intervista.

Pensi sia indispensabile avere un'anima?

Sta dentro di noi, è un qualcosa che ci fa andare avanti, di cui non possiamo fare a meno.

Cosa ti ha portato a scoprire questo lato del nostro corpo?

Sono domande che tutti quanti ci facciamo e ci poniamo, attorno alla vita. E nel mio caso facendo questo lavoro pongo in forma ironica questa riflessione.

Si comunica meglio con il teatro o con il cinema?

Si comunica in qualsiasi modo, ovviamente ogni ambito ha il proprio linguaggio. Si tenderebbe però a pensare che il teatro sia più immediato per il contatto diretto con il pubblico.

Il bagaglio del tuo passato - oratorio, lavori vari, impegno politico, a oggi a cosa è servito?

Se vogliamo semplificare tutte queste esperienze mi hanno portato a questo lavoro, risultando sempre la somma del passato.

È difficile scindere la parte comica da quella impegnata?

Lo trovo un passaggio naturale. La cosa che mi ha messo più in difficoltà in questo spettacolo è la memoria. Recitare più di un'ora in scena il monologo diventa un poco insidioso.

Gli oratori sono ancora luogo di socializzazione. Hanno ancora una funzione?

Sì che l'hanno. È cambiato il tipo di utenza. Ai miei tempi, nei primi anni Sessanta, ho frequentato l'oratorio dove venivi attirato dal gioco del calcetto del biliardino e del pallone. È cambiato il tenore di vita e le famiglie hanno svariate scelte. Anche ai miei tempi era considerato un poco un parcheggio da parte dei genitori. Mia madre e mio padre lavoravano, come del resto per tutti i compagni della mia classe. Il prete chiudeva il portone dell'oratorio e noi lì dentro fino alle 18.30 eravamo al sicuro. In alternativa ai nonni o alle tate l'oratorio mantiene ancora la sua funzione sociale.

Progetti futuri e sogni?

L'anno prossimo con i miei soci torno alla realizzazione di un film e quindi di sogni ne abbiamo realizzati tanti. Mi sento appagato. Devo ringraziare sempre qualcuno, qualcosa...

Nel proseguo del tour teatrale di Giacomo Poretti, segnaliamo le date - non troppo lontane da Lecco - del 29 gennaio 2019 a Gallarate e dell'11 aprile 2019 a Vighizzolo di Cantù.

(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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