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Apertura delle piste da sci rimandata, l'ira dei commercianti: il danno economico è doppio

Il danno sarà enorme: alberghi, negozi, ristoranti, centinaia di imprese avevano pianificato la ripartenza richiamando dipendenti, si erano rifornite, avevano accettato prenotazioni

L'arrivo della cabinovia a Bobbio WEBCAM

Chi sperava di poter tornare a sciare è rimasto deluso ma ancora più delusi sono rimasti gli operatori del settore che, dopo aver speso tanto denaro per mettere a norma gli impianti e aprire in sicurezza, si sono visti revocare i permessi a poche ore dall'apertura degli impianti sciistici.

Lo stesso stupore lo hanno manifestato anche i rappresentanti politici locali, dopo la decisione improvvisa del ministro della Salute Roberto Speranza. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana ha commentato così la notizia: «Trovo assurdo apprendere dalle agenzie di stampa la decisione del ministro della Salute di non riaprire gli impianti sciistici a poche ore dalla scadenza dei divieti fin qui in essere, sapendo che il Cts aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi solo sabato».

«Una decisione - aggiunge il presidente - dell'ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Ancora una volta si dimostra che il sistema delle decisioni di 'settimana in settimana' è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini. Solo sette giorni fa lo stesso Cts nazionale aveva dato il via libera a un regolamento molto severo per poter riaprire. Su quella base avevamo consentito la riapertura».

«Il ministro Speranza deve chiedere scusa»

Come Fontana, anche l'assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori ha criticato il sistema. «Ci sono due cose che il ministro Speranza deve fare: chiedere scusa alle migliaia di operatori turistici e ai cittadini per questa incredibile vicenda e, soprattutto, indennizzare immediatamente gli uni e gli altri che si sono fidati delle loro decisioni. È arrivato il momento - ha detto - di rivedere questo sistema dei 'semafori settimanali': una richiesta formale che facciamo al nuovo Governo».

Affida a Facebook il suo sfogo l'assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi: «Non si può dalla sera alla mattina dire a chi si è rifornito, a chi si è organizzato, a chi ha formalizzato contratti stagionali che non può lavorare. Ci vuole buon senso e avere buon senso è conoscere il mondo del lavoro. Così il danno economico è doppio: con sole 12 ore di anticipo è stata cancellata una programmazione di settimane. È davvero inaccettabile il fatto che qualcuno non se ne renda conto».

Fdi: «Noi abbiamo fatto la scelta giusta»

Da Fratelli D'Italia gridano allo scandalo e vedono questa decisione come un motivo in più per stare all'opposizione in Parlamento. «La scandalosa mancata apertura degli impianti sciistici, a poche ore dalla ripartenza che era stata promessa, mette in ginocchio i lavoratori del settore, già allo stremo delle forze. Se questo è il benvenuto del nuovo Governo, siamo ancora più convinti di aver fatto la scelta giusta stando all'opposizione. Mi auguro, per l'Italia e per gli italiani, che coloro che sostengono Draghi abbiano progetti ben diversi per il futuro e che coloro che nei giorni scorsi hanno attaccato Giorgia Meloni per le sue scelte possano rendersi conto che ha delle buone ragioni», ha detto Franco Lucente, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Lombardia.

Piste da sci chiuse, la rabbia di Confcommercio

Stessa musica anche da parte della Confcommercio Lombardia. «Siamo alle solite, è un modo di procedere che ci lascia francamente sconcertati. Non è possibile che la comunicazione arrivi a poche ore da quella che doveva essere la riapertura. Il danno sarà enorme: alberghi, negozi, ristoranti, centinaia di imprese avevano pianificato la ripartenza richiamando dipendenti, si erano rifornite, avevano accettato prenotazioni».

«Gli imprenditori meritano rispetto. Questa mossa dell'ultimo minuto rischia di essere il colpo finale anche per chi, a fatica, era riuscito a restare in piedi dopo mesi di chiusura. La stagione, mai di fatto partita, è praticamente finita: la situazione è estremamente grave per il comparto della montagna si rischia davvero il punto di non ritorno. Le imprese dovranno essere risarcite velocemente, ma il caos generato dall'ennesimo annuncio tardivo avrà un impatto non meno grave della stessa chiusura».

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