«Distacco di lastre in amianto dall'ex banca», esposto del Gruppo Aiuto Mesotelioma a Comune e Ats

Il presidente Cinzia Manzoni chiede verifiche e massima attenzione rispetto alla situazione di possibile pericolo della tettoia dell'ex Popolare di Lecco in piazza Garibaldi

«Si conficca nell’addome e nei polmoni. E provoca infiammazioni che quasi sempre diventano tumori, provocando la morte di 8 persone al giorno. Non stiamo parlando del Covid 19 ma di un’altra emergenza che l’Italia, da Casale a Bari, passando per Siracusa, Milano e Lecco, si trascina da decenni: siamo un paese avvelenato dall’amianto e ancora tutto da bonificare». Questa la presa di posizione espressa oggi da Cinzia Manzoni, presidente Gruppo Aiuto Mesotelioma di Lecco che dopo le battaglie per la bonifica dell'area ex Leuci, chiede ora di prestare la massima attenzione rispetto alla palazzina dell'ex Banca Popolare di Lecco di piazza Garibaldi, la cui tettoia è formata da lastre in cemento e amianto. 

«In questo momento dove nel nostro Paese l’attenzione dei media, della politica a tutti i livelli, e della cittadinanza  è concentrata su come difendersi dal Coranovirus, nessuno sembra invece preoccuparsi del fatto che del "mal d’amianto", materiale messo ufficialmente al bando nel 1992, ci si continua ad ammalare ancora oggi e a morire. Questo sulla base dati del Registro Mesoteliomi della Lombardia (Renam relazione 2017). Il mesotelioma può comparire infatti anche diverse decine di anni dopo aver respirato l’asbesto . Tra il 2000 e il 2017, in Provincia di Lecco ci sono stati 187 casi di mesotelioma, ma all’appello mancano le altre patologie asbesto correlate contratte sul nostro territorio. Il Gruppo Aiuto Mesotelioma, davanti ad una situazione come questa, non può restare indifferente di fronte alla scoperta che la mattina di sabato 29 febbraio 2020, si sono staccate alcune lastre in cemento-amianto dal tetto dell’ex Banca Popolare di Lecco in Piazza Garibaldi. Il Gam ha quindi provveduto a inviare un esposto al Comune di Lecco e all’Ats».

"Liberi di respirare, amianto killer", una mostra sull'allarme etenit che rigiarda anche il territorio lecchese

Sempre secondo il presidente Cinzia Manzoni: «La cittadinanza ha bisogno infatti di conoscere l’attuale indice di degrado del tetto e come si intenda procedere, se con una semplice manutenzione o attraverso il monitoraggio delle lastre. Oppure, nel vaso in cui l’indice si rivelasse alto, occorrerebbe una bonifica tempestiva. Per questo il proprietario dell’immobile deve far pervenire l’indice di degrado firmato da un tecnico abilitato e determinare se si possa ancora mantenere la copertura, ma sempre controllandoogni 2 anni l’indice di degrado (come previsto dal Programma di controllo), o se va bonificato entro tre anni o entro un anno. Ogni lecchese e ogni abitante ha il diritto alla salute per sé e per la sua famiglia e per questo l’invito è rivolto ancora una volta a tutti di segnalare all’amministrazione, tettoie in cemento-amianto facendo un esposto». Per informazioni su come gestire i controlli e la bonifica, il GAM mette a disposizione le sue competenze, al primo piano del comune di Lecco ogni mercoledì mattina dalle 9 alle 12, attraverso lo Sportello Amianto.

Il Gruppo Aiuto Mesotelioma ricorda infine che il 26 febbraio scorso  è stato approvato in via definitiva dal Senato il testo della legge denominata “Milleproroghe”. Nel testo è contenuto il provvedimento (art. 11 quinquies) frutto di un emendamento presentato anche grazie alle associazioni delle vittime di cui anche il GAM fa parte, che porta da 5.600 a 10.000 Euro la prestazione assistenziale erogata dal Fondo Vittime Amianto ai Malati di mesotelioma per esposizione amianto familiare, ovvero per esposizione ambientale.

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«Questa - conclude Cinzia Manzoni - è una vittoria che sprona il Gruppo Aiuto Mesotelioma a continuare a lavorare per ottenere i riconoscimenti anche delle persone che hanno lavorato con l’amianto alle quali spesso non vengono riconosciuti i propri diritti».

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