Guerra in Siria: oggi presidio a Lecco in appoggio al popolo curdo

A proporlo la Tavola della Pace e il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli. Appuntamento alle 17 in Piazza Diaz di fronte al Municipio

Le operazioni militari in Siria (Foto Ansa)

La situazione drammatica della Siria, con i continui bombardamenti contro la popolzione curda nel nord del Paese, non lascia indifferente il nostro territorio. Da più parti si levano infatti cori di sdegno verso le azioni della Turchia e di solidarietà verso le vittime.

Le associazioni che costituiscono la Tavola della Pace di Lecco e provincia e il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli guardano alla situazione in Siria con profonda preoccupazione e attenzione. «Chiediamo all'Europa una risposta forte e unitaria di fronte alle azioni belliche portate avanti dal presidente turco Recep Erdogan e a ogni forma di invasione territoriale e persecuzione di civili».

Per questi motivi la Tavola della Pace e il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli organizzano un presidio per oggi, giovedì 17 ottobre, alle  18 in Piazza Diaz a Lecco (di fronte al Municipio), come forma di appoggio al popolo curdo, contro ogni guerra e per spingere il Governo italiano a intraprendere tutte le misure atte a trovare una soluzione pacifica e condivisa. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

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Al presidio, fra gli altri, hanno già annunciato la propria adesione il Partito della Rifondazione comunista e il Pd. «Il Pd sta seguendo con grande apprensione quanto sta accadendo in questi giorni sul confine tra Turchia e Siria, condannando con forza le azioni di Erdogan e chiedendo lo stop immediato all'esportazione di armi verso la Turchia - si legge in un comunicato giunto dal Pd Lecco - Non bisogna dimenticare che i curdi sono stati in prima fila nella lotta contro l'Isis, un nemico che a oggi non è ancora stato sconfitto del tutto. Questa azione militare destabilizza ulteriormente una regione già martoriata dalla lunga guerra, e saranno ancora degli innocenti a pagare il conto più alto».

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