Giovedì, 16 Settembre 2021
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Coronavirus: lockdown e zona rossa nel weekend, il picco dei contagi a fine marzo

Gli esperti sono tutti d'accordo, quell'attuale sembra essere proprio la terza ondata covid. Per questo il Cts chiede al Governo di mettere in atto misure più severe ma efficaci

«Le restrizioni nel weekend possono aiutare, anche se capisco non piacciono, ma speriamo di essere all'ultimo miglio». A parlare, a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, è Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell'Istituto ortopedico Galeazzi. «Il lockdown prolungato - aggiunge tuttavia il professore - sarebbe più efficace e rapido ma mi rendo conto anche che sarebbe insopportabile. Forse potrebbe essere molto efficace anche un coprifuoco anticipato, alle 20 o alle 21».

I dati sono quelli che sono e tutto lascia immaginare che entro venerdì prossimo il Governo Draghi decida di inasprire le misure restrittive. In quale direzione, tra le varie ipotesi circolate, non è ancora certo, ma pare invece sicuro che l'Esecutivo metterà mano al Dpcm del 2 marzo. Il membri del Comitato tecnico scientifico interpellati dai ministeri sono stati molto categorici nell'esporre le loro preoccupazioni e le loro soluzioni (qui).

Terza ondata covid, cosa chiede il Cts al Governo

In estrema sintesi le richieste degli esperti del Cts all'Esecutivo potrebbero essere espresse così:

  • rafforzare le misure per le zone gialle;
  • istituire zone rosse locali con misure più stringenti (sul modello Codogno);
  • imporre chiusure nei weekend (fine settimane zona rossa come a Natale);
  • ridurre l'incidenza per ristabilire il tracciamento dei contatti;
  • velocizzare la trasmissione dei dati per evitare di fare valutazioni su dati vecchi;
  • estendere la campagna vaccinale a più soggetti possibili e nei tempi più brevi possibile;
  • no ad un lockdown nazionale, sì al mantenimento dell'Italia a colori (con misure rinforzate).

Varianti coronavirus, il picco dei contagi a fine marzo

Questo quadro, che sembra ricalcare quanto già vissuto a marzo 2020, trova però d'accordo molti degli esperti, consapevoli che la curva epidemiologica va arrestata prima. In più adesso c'è l'arma del vaccino, già somministrato al personale sanitario, a molti anziani e anche a parte di insegnanti ed educatori. «Siamo alla terza ondata, o almeno ad un rigurgito della seconda. Abbiamo dati in crescita dal 20 febbraio con ricoveri e terapie intensive sempre più piene, il che fa pensare ad un possibile picco alla fine di marzo. I modelli matematici per i contagi ci dicono che rischiamo di arrivare anche a 40mila al giorno», spiega a proposito ancora Pregliasco.

Gli fa eco Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova, che sottolinea come «non si vaccina quando c'è alta trasmissione del virus perché così facendo si favorisce l'emergere di varianti resistenti al vaccino. Per questo - dice - credo che il provvedimento sul tavolo del Cts vada nella direzione giusta, cercare di spegnere la trasmissione e cercare di vaccinare più persone possibili». Per Crisanti, però, «è improponibile un lockdown generalizzato seguito da altro lockdown e altro lockdown. Ci vuole un piano chiaro preciso e che sia l'ultimo. Per farlo serve un piano nazionale per il monitoraggio delle varianti e potenziare il sistema di sorveglianza perché anche se tra qualche mese saremo vaccinati, non sarà così nel resto del mondo e dobbiamo assicurare agli italiani la possibilità di potersi spostare all'estero».

Si attende la decisione del Governo sul lockdown

La direzione sembra dunque chiara. Ora si attendono solo segnali dal Governo ma lo stesso premier è sembrato "rassegnato" all'idea di dover "chiudere" in qualche modo le persone a casa, per ridurre al minimo la possibilità di spostamenti e quindi di contagi. «Il 10 marzo di un anno fa - ha detto il primo ministro - l'Italia si chiudeva diventando, per la prima volta, una grande zona rossa. Un nostro concittadino su venti è stato contagiato, secondo i dati ufficiali che, come è noto, sottostimano la diffusione del virus. Mai - ricorda Draghi ammettendo le possibili restrizioni - avremmo pensato che un anno dopo ci saremmo trovati a fronteggiare un'emergenza analoga». 

Ora non resta che aspettare. Anche se nella popolazione c'è ormai la consapevolezza che «l'emergenza» non sarà breve. Secondo Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute, «continuando la campagna vaccinale e non allentando le misure restrittive nel giro di 7-13 mesi torneremo a uno stile di vita pseudo normale». Si vedrà.

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