«Emergenza Covid e ripresa incerta, molti ristoratori stanno pensando di chiudere»

La lettera aperta di Romina Locatelli, titolare di un locale di Monte Marenzo: «Cari politici, tra bollette, mancati introiti e vincoli annunciati come facciamo a tirare avanti?»

Romina Locatelli insieme ai propri famigliari.

Lei si chiama Romina Locatelli e il suo locale di famiglia, il bar ristorante "Patrunzì" di Monte Marenzo, è uno dei punti di riferimento aggregativi del paese. Come tanti altri colleghi teme per il futuro della sua attività, messa in difficoltà dalla situazione di emergenza Covid e dalle prospettive legate a una ripresa troppo incerta.

Una situazione denunciata pubblicamente anche da Fipe Confcommercio, una crisi alla quale il mondo politico e istituzionale deve cercare di dare risposte. E proprio a loro si rivolge in una lettera aperta Romina Locatelli parlando del pericolo sempre più concreto che tanti locali chiudano impoverendo ancora di più il tessuto socio aggregativo dei paesi. E ancora una volta a sopravvivere potrebbero essere i grandi gruppi, mentre le attività di famiglia, quelle della tradizione, del negozio di vicinato, del prezioso "ceto medio" rischiano di pagare il prezzo più elevato.

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Se da un lato il lockdown è stato giusto per garantire il primario diritto alla salute, dall'altro ci sono incertezze e vincoli per il futuro che appaiono spoporzionati e sui quali si chiede una maggiore riflessione a chi è chiamato a decidere. Senza dimenticare il problema dei costi e delle tasse.

«Rispettabili politici, parlo da commerciante... Devo dire che in questo momento con il Covid19 la vita è dura da affrontare, in questo periodo ho tenuto aperta l'edicola come  punto di informazione, il ristorante pizzeria bar sono stati (dopo varie normative) chiusi - racconta Romina Locatelli - Con l'obbligo di chiusura totale dal 12 marzo, affrontare i diversi problemi è diventato davvero difficile, pagamenti di bollette e fornitori che nei primi mesi dell'anno hanno portato la merce, anche se poi non si è lavorato lasciandola inutilizzata, penso ad esempio al carnevale, alla festa della donna e ad altre occasioni. Ora vedo un futuro drammatico...»

«Giusto evitare gli assembramenti, ma più fiducia nei titolari» 

Spazio qundi al tema dei possibili vincoli dettati dai motivi di sicurezza. «Può andar bene che nel ristorante non si facciano assembramenti, quindi no alle comitive, no alle feste, tenere la distanza di due metri tra i clienti - continua Romina Locatelli - Ma non si può arrivare a dire che in un bar possa essere vietato il servizio al banco, che invece mi sembra più logico perchè il cliente entra, prende il caffè, paga ed esce. Da seduti invece la tempistica è più lunga tra prendere l'ordine, portare il caffè e riscuotere. Poi il fatto che in un locale di 40 metri quadrati ci possa stare un solo cliente, non è molto fattibile».

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Da qui l'appello a valutare in maniera più attenta l'intera situazione, anche per i risvolti economici e sociali. «Spero proprio che pensiate bene a ciò che state per decidere, dovreste dare più fiducia al titolare, a coloro che dovranno gestire i locali in modo che i clienti non facciano assembramenti, e gestire il tutto in modo più semplice... Sentendo alcuni colleghi, con le regole pensate fino ad ora da Voi, molti stanno pensando di chiudere il locale. Se così fosse per la maggior parte di bar ristoranti, come potrà tornare a girare l'economia? Quante tasse in meno verranno versate per pagare i servizi pubblici se nel nostro ramo la maggior parte delle attività abbasserà la saracinesca?»

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Domande delle quali tenere conto nella - comunque difficile - attività decisionale legata al bilanciamento tra i primari interessi alla salute e alla sicurezza, e quelli a loro volta importanti connessi alla ripresa economica e alla vita sociale.

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