Giovedì, 13 Maggio 2021
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"Perché lassù": 15 grandi alpinisti raccontano l'amore viscerale per la montagna

Da Confortola a Bonatti, nomi di prestigio nella nuova pubblicazione curata dal Ragno di Lecco Serafino Ripamonti. «Il richiamo è forte anche di fronte alle tragedie»

"Perché lassù": 15 alpinisti raccontano l'irresistibile richiamo della montagna. È il titolo, oltre che il fine, di una nuova pubblicazione, edita da Mondadori (con introduzione di Antonio Pennacchi) che vuole indagare le motivazioni più intime che spingono gli uomini ad affrontare le salite verso il cielo.

A curare il libro è Serafino Ripamonti, lecchese e membro dei Ragni di Lecco, impegnato nel giornalismo e nella comunicazione nel settore degli sport di montagna. Con lui, come coautori, diversi nomi di rilievo del panorama alpinistico: Da Polenza, Urubko, Confortola, Cimenti, Bonatti, Mingolla, Mondinelli, Origone, Pedeferri, Rainer, Valsesia, Bini, Cazzanelli e Unterkicher.

La scheda del libro

Le ragioni possono essere diverse e cambiare anche nel corso dell'esistenza, ma ciò che accomuna tutti gli appassionati di alpinismo è la spinta ad andare lassù, fino in cima, a qualunque costo, sfidando la fatica, l'ipossia, il freddo, il vento che ti prende a pugni in faccia e il sole che ti perfora la vista.

C'è chi lo fa per spostare più in là i limiti dell'uomo. C'è chi lo fa invece per il godimento puro e semplice della natura incontaminata. Chi cerca di aprire nuove vie, come un Marco Polo che sale verso il cielo. E chi, semplicemente, non può farne a meno.

L'opinione pubblica oscilla sempre fra ammirazione e disapprovazione. Soprattutto nei casi in cui le scalate si trasformano in emergenze o in tragedie, aumenta immediatamente il numero delle persone che si chiede a gran voce cosa mai sono andati a cercare o chi glielo ha fatto fare. Ma gli alpinisti, pur chiamati in causa, non rispondono mai e scrutano da lontano la prossima cima.

Perché lassù raccoglie i pensieri e le emozioni di diversi alpinisti che hanno speso gran parte della loro vita a scavalcare costoni impervi, conquistare sommità altissime, schivare valanghe, interpretare gli umori di seracchi grandi come grattacieli, tirare corde e piantare ramponi nella schiena della montagna, mangiando cibo liofilizzato e bevendo neve riscaldata: tutto per poter urlare a loro stessi di avercela fatta.

Perché lassù è nato come domanda per poi trasformarsi in affermazione quasi metafisica. Perché non c'è una vera ragione nel sacrificio, spesso mortale, di questi esploratori del cielo, se non quella totalmente irrazionale dell'ineluttabilità del farlo. Chi non vive la montagna non lo saprà mai, ma la montagna chiama.

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