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Zaini e striscioni in piazza per dire no alla Dad: «La scuola è una priorità, chiuderla non può essere l'unica soluzione»

Questa mattina in centro Lecco la manifestazione dell'associazione "Priorità alla scuola". I genitori: «Chiediamo un tavolo di confronto con le istituzioni»

"Dad, dimenticati a distanza", "La scuola è a scuola", "Scuola oggi, futuro domani", "Rafforzate l'educazione, non l'arancione". Sono solo alcuni dei messaggi lanciati in occasione della manifestazione organizzata questa mattina, sabato 13 marzo, in piazza Cermenati a Lecco dall'associazione "Priorità alla scuola" contro le continue restrizioni al mondo scolastico che hanno ormai compiuto un anno.

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Quelli dei partecipanti all'iniziativa - andata in scena alle 10 nel rispetto dei distanziamenti - non sono stati però solo dei semplici slogan, bensì uno strumento efficace per veicolare un'argomentazione più approfondita fatta di quattro concetti chiave: la scuola è una priorità per il benessere dei bambini; la sicurezza può essere coniugata con l'istruzione in presenza; se necessario chiudere si chiude ma la scuola deve essere l'ultima a farlo; serve un tavolo di dialogo permanente tra autorità e mondo dell'istruzione per definire le soluzioni migliori.

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A coordinare l'attività dell'associazione erano presenti Areta Rigamonti, Valeria Errico, Claudia Lunardi, Luca Toncelli, Stefania Corti insieme ad altre mamme e papà. Nella piazza sono stati sistemati diversi zaini con i nomi dei bambini ora a casa in didattica a distanza. Oltre un centinaio le persone presenti.

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«Capiamo le esigenze legate alla sicurezza e non vogliamo plessi aperti a tutti i costi, ma soluzioni migliori»

«"Piorità alla scuola Lecco" è una costola di "Priorità alla scuola", associazione di livello nazionale molto presente in Lombardia - ha spiegato Luca Toncelli - Noi non chiediamo un'apertura a tutti i costi delle scuole, ma un incontro per formare un tavolo permanente con le istituzioni del territorio come il Prefetto e il sindaco di Lecco, per cercare di trovare delle soluzioni alternative alla classica Dad. Più semplicemente: la chiusura della scuola non può essere l'unica soluzione».

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«Noi stiamo cercando con alcuni docenti, psicologici, altri genitori, di trovare delle alternative a questa situazione che ormai si trascina da troppo tempo. Lo dobbiamo ai nostri bambini. Non ci sono solo la chiusura o solo l'apertura, individuiamo una mediazione che vada bene a scuola, famiglie e soprattutto ai ragazzi. La nostra associazione - conclude Toncelli - è aperta a tutta la provincia e siamo in contatto con Sondrio e Como, nel Lecchese siamo circa 600 famiglie».

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E proprio il Prefetto di Lecco, Castrese De Rosa, è arrivato questa mattina in Piazza Cermenati per confrontarsi con i genitori presenti e assicurare un dialogo costruttivo nel rispetto delle regole.

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«Le scuole devono essere le ultime attività a chiudere le prime a riaprire. Per il bene dei nostri figli»

«Noi siamo "Priorità alla scuola Lecco", un gruppo trasversale di genitori, insegnanti, professionisti, nonni, varie componenti della comunità - ha dichiarato Areta Rigamonti - Anche il Prefetto oggi ci ha raggiunto dando la sua disponibilità per formare un tavolo di confronto con tutte le componenti della scuola sul territorio. Il nostro motto è "Uniti possiamo fare qualcosa"».

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«Chiediamo una riapertura in sicurezza al più presto, ma non una scuola aperta a tutti i costi - ha aggiunto Areta Rigamonti - In caso di lockdown e di una situazione pandemica grave non ce la sentiamo di chiedere una scuola aperta a prescindere, ma vogliamo almeno che la scuola venga indicata come una priorità. Nel momento in cui si riaprono le attività, la scuola deve essere la prima a ripartire e l'ultima a richiudere, perchè l'istruzione per i nostri figli e tutto ciò che ne consegue in termini pedagogici e di scambio relazionare, devono essere il perno della nostra società».

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«Oggi in piazza - conclude una delle portavoci dell'associazione - abbiamo chiesto anche a una psicologa di intervenire per illustrare le conseguenze, non certo positive, di un anno di didattica a didattica. Con lei anche una studentessa, un professore e una maestra. Abbiamo anche provato a parlare a un pubblico vuoto per far capire la difficoltà, per tutti, di operare con l'insegnamento online».

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«La lettera di 700 genitori lecchesi alle autorità: scelte e modi sbagliati, più rispetto per la scuola e le famiglie»

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