Attualità Piazza Mario Cermenati

In piazza per il Magnodeno: «La fine dell'escavazione sia un obiettivo». Il supporto dei 5 Stelle

Gli attivisti si sono radunati in piazza Cermenati per l'annunciato momento dedicato alla riflessione

Ore dedicate alla riflessione a voce alta, alle dichiarazioni, al dissenso. Domenica pomeriggio gli attivisti del comitato "Salviamo il Magnodeno" si sono radunati in piazza Cermenati per ribadire un forte "no" all'autorizzazione da concedere a Unicalce Spa per un ampliamento della cava di calcare Vaiolo Alta sul Magnodeno pari a circa 2,8 milioni di metri cubi. Matteo Pozzi, Edoardo Magni e Bruno Marando, portavoce del Comitato, si sono alternati al microfono, ribadendo i punti forti della loro protesta: cento pagine di osservazioni lasciate sul tavolo della Conferenza dei Servizi volte a documentare i rischi che includerebbe il "si" alla richiesta dell'azienda; «il paesaggio e la sopravvivenza dei nuclei di Campo de' Boj, Neguggio e Carbonera sarebbero a rischio», hanno detto.

Sulla cava del Magnodeno non si decide: altre due settimane per studiare le carte

Ribadita anche la posizione del Comune: «Non si opporrà, ha confermato il proprio parere positivo. A fine corsa l'Amministrazione ha fatto un passo indietro, ma bisogna scegliere: si possono addossare tutte le responsabilità ai tecnici oppure si possono prendere le proprie per le azioni che vengono fatte. Abbiamo parlato con loro anche questa settimana e ci hanno riferito che gli aspetti critici saranno discussi in una fase successiva alla firma dell'autorizzazione, ma sappiamo benissimo che l'azienda può anche decidere di non firmare la convenzione o può anche farlo con un altro ente». Tante le perplessità espresse anche in merito al ripristino da eseguire al termine dell'escavazione: «Per altri cinque anni si andrebbe avanti con gradoni di quindici metri, poi verrebbero piantumati gli alberi senza rimodellare il versante; il calcare, invece, andrebbe all'industria siderurgica».

La richiesta, in sintesi, è una e forte: «Fermare l'escavazione dev'essere un obiettivo della politica di oggi, non del 2034».

I Cinque Stelle: «Protesta condivisa»

In piazza si sono recati anche i pentastellati: presenti il recedente candidato sindaco Silvio Fumagalli, il consigliere regionale Raffaele Erba insieme a un gruppo di attivisti del M5s. «La sostenibilità dev'essere sostanziale. Quando si parla di sviluppo sostenibile alle parole devono seguire i fatti altrimenti è solo una facciata evanescente. Le montagne sono un patrimonio che caratterizzano il nostro territorio e a cui la comunità lecchese è fortemente legata. Rappresentano identità, radici, storia e tradizione: è nostro dovere prendercene cura», ha spiegato Fumagalli. «La stessa definizione - "coltivazione estrattiva" - è fuorviante perché il materiale cavato sparirà per sempre. Già ora il Magnodeno e molti altri nostri monti mostrano ferite piuttosto evidenti. E' arrivato il momento di pretendere profondo rispetto e massima cura per un patrimonio inestimabile da tramandare di generazione in generazione. Le istituzioni che hanno fatto dell'attenzione alla sostenibilità una propria bandiera devono dimostrare concretamente di avere fatto di tutto per scongiurare questa scelta azzardata».

Salviamo il Magnodeno (1)-2

Sul tema è intervenuto anche Raffaele Erba: «Rinnovo i ringraziamenti al Comitato per l'impegno e la dedizione dimostrati allo scopo di fare in modo che la società civile possa esprimere un'opinione. Come MoVimento 5 Stelle, siamo presenti in piazza per appoggiare e sostenere questa battaglia. Preservare i nostri piccoli gioielli significa anche compiere scelte di sviluppo. Le montagne, oltre ad essere un patrimonio del territorio lecchese, sono indubbiamente dei poli attrattori per chi opera nel turismo e nell'ambito ricettivo. Il Lario è un grande bacino internazionale e il ramo lecchese ha l'opportunità di rafforzare la sua identità turistica legando le proprie bellezze montane a un brand ormai riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo».

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