L'idea di Renzo e Lucio: un "pride" anche a Lecco nel 2020

Lunedì sera l'associazione per i diritti LGBT valuterà la proposta. Pirovano: «Organizzazione complessa, ma costituirebbe un momento di importante riflessione nella nostra provincia»

Il carro di Renzo e Lucio al Milano Pride

Un pride anche a Lecco, a partire dal 2020. È l'auspicio dell'associazione lecchese Renzo e Lucio GLBTS, che dal 2007 opera nel territorio per i diritti e la dignità delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali.

Dopo Monza, un altro capoluogo di provincia lombardo potrebbe unirsi alla lunga lista di città che hanno ospitato un simile evento, la cui "copertina" è senza dubbio la colorata e festosa parata, ma il cui contorno è una serie di appuntamenti culturali e dibattiti molto importanti dal punto di vista sociale.

Cacciate per un bacio saffico? Dal locale: "E' tutto falso!"

Lunedì 16 settembre i soci di Renzo e Lucio si ritroveranno nella sede di Via Calloni 14 a Lecco per fare il punto della situazione: all'ordine del giorno il "Lecco Pride". «Sarà una riunione esplorativa, per capire se ci sono le forze per mettere in piedi questo evento - spiega il presidente dell'associazione, Mauro Pirovano, a Lecco Today - Non è ancora certo, ma lunedì prenderemo una decisione. A livello organizzativo è un bel lavoro, ed è scontato che da soli, con le forze dell'associazione Renzo e Lucio che vanta una quarantina di iscritti, non potremo farlo: lanciamo dunque l'appello per recultare persone del territorio che ci aiutino».

Come è nata l'idea di portare il Pride a Lecco?

«È un po' che ci pensiamo. Prima venivano organizzati solo ed esclusivamente nelle grandi città, ma da due o tre anni si stanno organizzando anche pride locali. Certo, è tutto più difficile. Lo hanno fatto a Varese, a Bergamo, a Brescia, c'è stato il Brianza Pride e vogliamo vedere se c'è possibilità di farlo anche a Lecco. Ci sembra significativo per tornare a parlare dei temi importanti per noi, e coinvolgere di più la città, ma che sia insieme alla città».

Avete già pensato al periodo ideale e allo svolgimento della manifestazione?

«Solitamente un pride si fa a giugno, perché celebra la prima storica rivolta a Stonewall, in America, il 28 giugno 1969. Il periodo di riferimento andrebbe da maggio a luglio, con una preferenza appunto per il mese di giugno. Un percorso, naturalmente, non è stato ancora strutturato ma l'idea è attraversare la città e arrivare in Piazza Garibaldi che potrebbe essere un giusto punto di approdo. La manifestazione del pride classico si svolgerebbe al sabato pomeriggio, ma prima avrebbe luogo una serie di iniziative collaterali per portare all'opinione pubblica le tematiche e le riflessioni che ci stanno a cuore. Il pride sarebbe un momento di visibilità (perché a Lecco c'è ancora bisogno di questo aspetto), di festa, di riflessione culturale e rivendicazione politica».

Anno 2019, provincia di Lecco: come vive una persona omosessuale, bisessuale o transessuale?

«Lecco ha la caratteristica delle città provinciali; ci sono cittadine più grandi dove si vive tranquillamente, mentre in alcune zone decentrate è più difficile, penso magari alla Valsassina. Le cose sono molto cambiate dalla nascita dell'associazione, dodici anni fa. Resistono "sacche culturali" nelle quali si fa fatica. I giovani parlano con più facilità all'interno della famiglia della loro condizione, e per la maggior partre trovano comprensione e accoglienza. Qualcuno, per motivi culturali, religiosi o politici, fa invece più fatica».

La situazione nel mondo del lavoro?

«Sul lavoro è difficile fare emergere le discriminazioni, perché la persona che subisce mobbing a causa dell'orientamente sessuale fa fatica a denunciarla. Nella scuola è ancora presente il bullismo in generale, ma anche quello omofobico. Tante cose sono cambiate negli ultimi anni, ma a volte registriamo le difficoltà di alcuni ragazzi a vivere queste a situazione nelle proprie classi».

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