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Martedì, 17 Maggio 2022
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La Lombardia vuole ridurre la quarantena per chi ha fatto la terza dose

Oggi il periodo d'isolamento è di 7 giorni per un vaccinato. Si studia la possibile riduzione

Ridurre la quarantena, oggi di 7 giorni, per i vaccinati con terza dose che risultano essere contatti stretti di un positivo. Il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, sul tema, ritiene che "una riflessione sia necessaria". "È più difficile che coloro che hanno fatto la terza dose - ha spiegato il governatore - si contagino" e quindi secondo il presidente "probabilmente si può rivedere la regola per questa categoria". "Abbiamo la necessità di avere una sollecita e precisa indicazione sul tema - aggiunge Fontana - da parte dagli scienziati del Comitato Tecnico-Scientifico. La risposta al Covid si deve adeguare al mutare della aggressione del virus, così come in questi due anni è sempre avvenuto”.

Il governo prende tempo

Sulla possibilità di rivedere le regole della quarantena per i vaccinati "attendiamo un parere del Cts". Lo ha fatto sapere il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ospite di 'TimeLine' su SkyTg24. Il governo dunque prende tempo. Le regole potrebbero essere cambiate, ma "non oggi" ha ribadito Sileri. "Tra 7-10 giorni da oggi si può pensare ad una revisione della quarantena". Magari, ma è tutto da vedere, "alla ripresa delle scuole". "Il rischio - ha aggiunto Sileri - è che una persona vaccinata ma positiva potrebbe avere la Delta e non la Omicron e la maggior parte dei ricoveri e dei decessi che abbiamo sono persone positive alla Delta". 

Cauto anche il commissario straordinario per l'emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo. "La riflessione sul numero di persone in quarantena l'abbiamo fatta questa mattina con il ministro Speranza" ha detto nel corso della visita all'hub vaccinale per bambini della Fondazione Compagnia di San Paolo. "Gli scienziati con l'Istituito superiore di Sanità stanno studiando, le quarantene oggi sono diverse a seconda che si sia vaccinati o meno, si sta vedendo cosa mettere in campo". L'ipotesi che si sta facendo comunque è quella di ridurre sì il periodo di quarantena, ma solo per chi è vaccinato con  la terza dose. 

Perché con Omicron l'Italia è a rischio paralisi

Ma perché con la variante Omicron sarà necessario (forse) rivedere le regole per la quarantena? Il motivo è semplice (lo abbiamo già spiegato): davanti a uno scenario con 100mila contagiati al giorno il rischio paralisi è più che concreto. Ad oggi la quarantena è 10 giorni per i non vaccinati e 7 per i vaccinati. E con l'impennata dei casi si corre il rischio di dover mettere in isolamento fino a 1 milione di persone al giorno tra positivi e contatti dei positivi. In un contesto del genere potrebbero diventare difficile anche far funzionare i servizi essenziali. 

Il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha spiegato così i termini della questione: "Omicron è una variante molto contagiosa. Ogni positivo può aver avuto, di media, dai 5 ai 10 contatti. Se dovessimo avere un milione di positivi vuol dire che potrebbero esserci dai 5 ai 10 milioni di contatti da mandare in quarantena e questo non è possibile".

A Londra sanità a rischio paralisi?

Qualche esempio di cosa potrebbe accadere arriva dal Regno Unito, dove la nuova variante ha già preso piede da un paio di settimane. Alison Leary, ricercatrice ed esperta di sanità alla London South Bank University, ha spiegato che a Londra è in costante aumento il numero del personale sanitario che si assenta perché positivo al tampone o in isolamento. Normalmente la percentuale di persone malate o impossibilitate a lavorare è del 4 o 5%, ma in questo periodo ha raggiunto l'8-9%. Secondo Leary non è irrealistico pensare che si arrivi ad un 40% della forza lavoro assente nelle strutture sanitarie. Uno scenario simile potrebbe verificarsi nelle Midlands dove ci sono segnali nella stessa direzione. Omicron dunque ci pone davanti a scenari inediti. 

No a dad e smart working: il governo tira dritto

Il governo in ogni caso traccheggia. Per ora le regole sulla quarantena non cambiano, così come non è in programma un ripensamento sul lavoro in presenza. Il ricorso allo smart working, una misura a "costo zero" (o quasi), permetterebbe di svuotare i mezzi pubblici e ridurre i contatti. Ma dalla maggioranza non sono arrivate grandi aperture in questo senso. Anche sulla scuola l'esecutivo tira dritto: "A gennaio si torna a scuola in presenza" ha detto senza mezzi termini il ministro dell'istruzione Bianchi. "I presidenti delle Regioni e i sindaci possono disporre chiusure - ha ricordato - ma su casi straordinari e isolati, non diffusi e solo per il tempo necessario. Ma la nostra indicazione è che si torni in presenza''. 

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