Domenica, 21 Luglio 2024
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Referendum Cgil sul lavoro: "Obiettivo raggiunto"

Raccolte le firme necessarie anche nel Lecchese. Diego Riva: "Le persone vogliono un lavoro più stabile, dignitoso, tutelato e sicuro. Ora mobilitiamoci per il quorum"

Si è conclusa la raccolta delle firme in formato cartaceo - è invece ancora attivo, fino al 25 luglio prossimo, il formato online - promossa dalla Cgil per la presentazione di 4 quesiti referendari sul lavoro. L’obiettivo della campagna è quello "di abrogare alcune leggi che impediscono alle persone di avere un impiego stabile, dignitoso, tutelato e sicuro".

Nello specifico, si chiede ai cittadini una firma per ridare a tutti i lavoratori il diritto alla reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo (quesito 1), innalzare le tutele contro i licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 15 dipendenti (quesito 2), combattere la precarietà limitando l’utilizzo dei contratti a termine a causali specifiche e temporanee (quesito 3) e introdurre la responsabilità in solido delle aziende committenti nel sistema degli appalti in caso di infortunio e malattia professionale (quesito 4).

Ampiamente superata la soglia delle 500mila firme

"La soglia delle 500mila firme necessarie a rendere valido l’iter referendario è stata ampiamente superata, essendone state raccolte a livello nazionale quasi 1 milione". Anche la Cgil di Lecco ha dato il proprio contributo "per questo grande risultato": oltre 7mila le sottoscrizioni provenienti dalla nostra provincia, delle quali circa mille raccolte tramite la piattaforma online.

"Un traguardo reso possibile dalla capillare presenza sul territorio della nostra organizzazione - fa sapere il sindacato lecchese - non solo in termini di luoghi fisici, ma anche di delegati aziendali e volontari pensionati che rappresentano la spina dorsale del sindacato. Siamo stati in grado di programmare in due mesi più di 60 banchetti nei mercati e negli eventi pubblici, oltre alle numerose assemblee nei luoghi di lavoro e nelle sedi territoriali gestite dallo Spi"

"Uno sforzo significativo se si considera anche il fatto che, per legge, le firme cartacee dovevano essere prima autenticate da figure qualificate obbligatoriamente presenti ai banchetti (consiglieri comunali o provinciali, avvocati, funzionari della Provincia, ecc.) e successivamente vidimate dai Comuni di residenza dei sottoscrittori tramite l’emissione dei relativi certificati elettorali. Tutto ciò è stato reso possibile da un lavoro di squadra che ha visto le categorie della Cgil impegnate nel perseguimento del comune obiettivo".

Obiettivo quorum

"Il lavoro in Italia è troppo precario e i salari sono troppo bassi - interviene Diego Riva, segretario generale della Cgil di Lecco - Tre persone al giorno in media muoiono lavorando. Il sistema degli appalti e dei subappalti selvaggi è stato assunto come principale modello organizzativo da molte aziende private e pubbliche. È arrivato il momento di dire basta e di cambiare la realtà, per questo abbiamo deciso di mettere in campo un percorso referendario che permetta ai cittadini di avere voce in capitolo. La risposta è stata straordinaria e i numeri parlano chiaro: le persone vogliono un lavoro più stabile, dignitoso, tutelato e sicuro".

"Abbiamo portato a termine la prima parte della nostra missione - aggiunge Diego Riva - nei prossimi mesi ci aspetta la seconda, forse quella più complicata: convincere gli italiani ad andare a votare la prossima primavera per cancellare definitivamente le leggi che hanno portato a un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Trattandosi di un referendum abrogativo è necessario raggiungere il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto, un obiettivo tutt’altro che scontato in un periodo di forte astensionismo elettorale".

"Andiamo avanti sulla strada dei diritti e della giustizia sociale. Siamo infatti pronti ad affrontare un nuovo iter referendario, questa volta insieme ad altre associazioni e partiti, per bloccare la nefasta riforma dell’Autonomia differenziata che, se applicata, aumenterebbe le disuguaglianze economiche e sociali e allargherebbe le spaccature territoriali già esistenti nel nostro Paese".

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