Venerdì, 25 Giugno 2021
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Lombardia, sanità verso la riforma: ecco la ricetta di Letizia Moratti

Il Pirellone ha approvato le linee guida per la riforma della legge 23/2015

Regione Lombardia si prepara a cambiare la sanità regionale. Nuovi ospedali, più forza ai "distretti", la figura delle case di comunità, il rafforzamento della medicina territoriale - che la pandemia di covid ha svelato come anello debole della catena - e un occhio sempre attento al privato, garantendo al cittadino la libertà di scegliere. È la riforma del sistema sanitario lombardo, ancora embrionale, firmata dall'assessore al welfare, Letizia Moratti. 

Il primo passo di un cammino che si annuncia comunque decisamente lungo è stato fatto lunedì, quando la giunta - su proposta proprio del vicepresidente - ha approvato le linee di sviluppo della Legge regionale 23/2015, la legge Maroni che rivoluzionò la sanità lombard. «Il documento di indirizzo politico sarà inviato ora alla III commissione al fine di avviare le audizioni degli stakeholders e redigere un progetto di legge condiviso da sottoporre al consiglio per l'iter di approvazione», hanno chiarito dal Pirellone. 

È la stessa regione, in una nota, a individuare i principi cardine delle linee guida: «Approccio one health, in particolare nelle aree della prevenzione e della veterinaria a favore di una salute complessiva per le persone, animali e ambiente; libertà di scelta del cittadino, da sempre patrimonio del sistema sanitario regionale, sia nella scelta delle strutture che del personale; rapporto fra pubblico e privato» con massima «attenzione al rapporto sussidiario tra strutture pubbliche e private che nel tempo ha permesso l'innalzamento della qualità delle cure», e «raccordo tra mondo produttivo e realtà universitarie e della ricerca».

Cosa faranno le Ats e le Asst

Con la nuova potenziale legge «l'assessorato al welfare sarà sempre più caratterizzato da un ruolo di governo anche attraverso l'irrobustimento della funzione d'indirizzo nei confronti delle Agenzie di tutela della salute, le Ats e degli erogatori pubblici e privati», hanno sottolineato dalla regione.

«Alle Ats spetteranno la gestione sanitaria e flussi relativi; indirizzi in materia contabile alle Asst; autorizzazioni sanitarie e istruttoria accreditamento; negoziazione e acquisto delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie; controlli sanitari ad enti pubblici e privati; programmazione attività di prevenzione; gestione delle politiche di investimento Hta e di edilizia sanitaria e ospedaliera e territoriale; coordinamento degli approvvigionamenti in raccordo con Aria; acquisizione del personale con procedure accentrate, ferma restando la possibilità di procedure singole per professionalità e aree più disagiate; gestione del rischio clinico, con supporto e coordinamento per le politiche assicurative delle aziende pubbliche;  formazione; sanità animale, igiene urbana veterinaria, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, igiene degli alimenti di origine animale, impianti industriali e supporto dell'export, programmazione e coordinamento sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare; farmaceutica convenzionata», si legge in una nota della regione.

Compiti diversi invece per le Asst, le aziende socio sanitarie territoriali, che «si occuperanno delle sedi di distretti e attività erogative; dipartimento cure primarie; dipartimento salute mentale; dipartimento funzionale di prevenzione; i poli ospedaliero e territoriale, articolato in distretti, che coincidono con gli ambiti sociali».

Attenzione alla medicina territoriale

«La proposta legge di riforma pone particolare attenzione alla medicina territoriale che rappresenterà sempre più l'interfaccia privilegiata tra cittadino e sistema socio sanitario, anche attraverso una sempre maggiore valorizzazione tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e un'integrazione con gli specialisti ambulatoriali e ospedalieri», hanno garantito dalla regione, che per bocca della stessa Moratti ha ammesso il (semi) fallimento della medicina territoriale in tempo di covid.

«Si dovranno prevedere forme di facilitazione nelle attività dei medici e, mediante lo sviluppo di sedi fisiche, dovrà realmente realizzarsi un'efficace integrazione professionale», l'auspicio del Pirellone.

«L'assetto organizzativo del sistema socio-sanitario lombardo prevede il governo e l'erogazione delle prestazioni per la tutela della salute nei dipartimenti di prevenzione quali articolazioni delle Asst, unitamente ai dipartimenti di salute mentale e all'istituzione dei distretti con funzione di governo ed erogazione delle prestazioni del polo territoriale prevedendo un adeguato coinvolgimento dei sindaci», hanno rimarcato dalla giunta.

In coerenza con il "Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza", il Pnrr, «le linee di sviluppo intendono porre come principio guida nel percorso di formulazione del nuovo assetto il potenziamento dell'area territoriale», con anche un calendario già stilato: «A settembre 2021 ricognizione siti idonei per la realizzazione di case della comunità, centrali operative territoriali e degli ospedali di comunità, nuovi istituti della nuova legge; a dicembre 2021 individuazione dei siti di realizzazione» e a marzo 2022 «sottoscrizione del contratto istituzionale di sviluppo». 

I nuovi distretti 

Ed è qui che entra in gioco l'idea del distretto, che sarà la «sede fisica, facilmente riconoscibile e accessibile dai cittadini, della programmazione territoriale e dell'integrazione dei professionisti sanitari». 

Le linee guida prevedono un distretto ogni 100.000 abitanti come «sede di strutture erogative territoriali - poliambulatori, centrali operative territoriali, ospedali di comunità - e servizi amministrativi per i cittadini: scelta e revoca, commissioni patenti, prestazioni medicina legale, indicativamente in funzione della stima demografica».

All'interno del distretto, nelle volontà della Moratti, dovrebbero esserci: «Dipartimento di cure primarie; assistenza specialistica ambulatoriale; prevenzione individuale; prevenzione e cura tossicodipendenze; consultori familiari; attività rivolte a disabili e anziani; attività rivolte agli adolescenti; medicina dello sport; centrale operativa territoriale; assistenza domiciliare integrata; valutazione multidisciplinare; cure palliative; medicina di comunità e infermiere di famiglia; assistenza farmaceutica; assistenza protesica».

Le aziende ospedaliere, le case di comunità  e gli ospedali di comunità

«Per valorizzare i centri di eccellenza lombardi nell'ambito dell'erogazione di prestazioni sanitarie di elevata complessità e specializzazione si prevede la possibilità di istituire aziende ospedaliere. Tali strutture - hanno fatto sapere dalla regione - erogheranno prestazioni sanitarie di elevata complessità e garantiranno la continuità dei percorsi di cura in integrazione con gli altri erogatori. La possibile istituzione delle aziende ospedaliere dovrà tenere conto dei modelli organizzativi territoriali attraverso un'analisi approfondita che sarà effettuata dall'assessorato al welfare entro 24 mesi dall'approvazione della legge regionale e sarà sottoposta al parere preventivo della commissione consiliare competente».

Le case della comunità andranno invece «a rimodulare l'esperienza oggi rappresentata dai Presst e saranno la struttura fisica in cui opereranno team multidisciplinari di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti e assistenti sociali». L'obiettivo, spinto anche dal Pnnr, è individuarne una almeno ogni circa 50.000 abitanti.

L'altra figura è quella degli ospedali di comunità, «oggi rappresentati dai Pot, le strutture di ricovero di cure intermedie che si collocano tra il ricovero ospedaliero tipicamente destinato al paziente acuto e le cure territoriali. Si prevede di realizzare almeno un ospedale di comunità per ogni Asst. Gli ospedali di comunità - hanno chiarito dalla regione - si collocheranno all'interno della rete territoriale e sono finalizzati a ricoveri brevi destinati a pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica, di livello intermedio tra la rete territoriale e l'ospedale».

Le nuove centrali operative

Altra novità riguarderà le centrali operative territoriali, che «saranno strumento che faciliterà l'accesso del cittadino al sistema delle cure territoriali. Il Pnnr prevede che sia individuata una Cot in ogni distretto e siano configurate come punti di accessi fisici e digitali collocati all'interno dei singoli distretti».

A cosa serviranno? «Dovranno facilitare l'accesso dei cittadini alla rete dei servizi e delle unità d'Offerta sociosanitaria e sociali orientando e accompagnando il cittadino in modo da evitare fenomeni di vuoti nel percorso assistenziale; avranno la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l'interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza; garantiranno e coordineranno, nell'ambito del distretto, la presa in carico dei pazienti 'fragili', rilevando i bisogni di cura e assistenza e garantendo la continuità del percorso assistenziale tra ospedale e territorio con il coinvolgimento degli enti locali e degli enti del terzo settore; dovranno essere dotate di una piattaforma di interconnessione con tutte le strutture presenti sul territorio sperimentando anche strumenti di intelligenza artificiale e machine learning a supporto della gestione clinica e organizzativa dei pazienti».

La medicina tra famiglie e aziende

«Sul versante dell'integrazione tra l'area sociosanitaria e sociale, verrà assicurato il raccordo con l'assessorato e la direzione generale famiglia» per «garantire la continuità, l'unitarietà degli interventi e dei percorso di presa in carico delle famiglie e dei suoi componenti fragili, con particolare attenzione alle persone con disabilità; favorire l'attuazione delle linee guida per la programmazione sociale territoriale; definire indirizzi in materia di vigilanza e controllo sulle unità di offerta operanti in ambito sociale; promuovere strumenti di monitoraggio che riguardano gli interventi e la spesa sociale e sanitaria». 

Nella proposta di nuova legge sanitaria regionale c'è poi un passaggio dedicato ai "rapporti del sistema con le attività produttive ed è incentrato su welfare aziendale; ricerca biomedica; trasferimenti tecnologici. Spazio anche ai rapporti con il sistema di istruzione e delle università con il potenziamento della rete di relazione con il mondo universitario partendo dalla rete Irccs".

«Si tratta di un intervento frutto dell'analisi dei risultati raggiunti nel quinquennio dalla legge - ha spegato Letizia Moratti - che ha messo in luce punti di forza ed aspetti da migliorare. Se da un lato l'eccellenza ospedaliera lombarda e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, gli Ircss, si sono attestati ai vertici di qualità nazionale, dall'altro è emersa la necessità di valorizzare l'esperienza dell'attività territoriale con continuità dei percorsi di cura, anche alla luce dell'esperienza della pandemia».

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