Rsa, Bellagio si chiude «in una bolla di salute e di premura» per proteggere 138 ospiti

La struttura comasca torna ad applicare il proprio protocollo interno, come già avvenuto durante la prima ondata

La Rsa Bellagio

La Rsa di Bellagio si chiude a riccio per contrastare la seconda ondata di Covid-19. Dopo aver passato indenne la prima ondata, la struttura comasca, a pochi chilometri dal Lecchese, per proteggere i suoi 138 ospiti, applica nuovamente il proprio protocollo interno, chiudendosi in una «bolla di salute e di premura»: per almeno una settimana 34 operatori, fra sanitari, personale di cucina, lavanderia e servizi, non usciranno dalla struttura della Cooperativa Osa affacciata sul Lago di Como, e nessuno entrerà. 

«Nella prima ondata siamo stati aiutati dal lockdown, quando si tornava a casa c'era meno rischio di contagiarsi. Ma ora la situazione è più fluida, abbiamo capito che potevamo essere noi l'unico problema e abbiamo deciso di chiuderci dentro per salvaguardare i nostri nonni», spiega all'ANSA Vincenzo Trivella, direttore della Rsa Bellagio, e chiama così i suoi ospiti «perché questi mesi di emergenza, pur senza cambiarlo, hanno reso il rapporto con loro molto più stretto».

Per dirla con Trivella, la «"bolla" "è l'immaginifico rovesciamento della realtà: una clausura che restituisce ossigeno anziché toglierlo. Non si tratta di emergenza, e forse nemmeno di paura. Ma di premura, la più amorevole forma di attenzione. I nostri ospiti significano molto per noi: forse più di quanto si possa immaginare mentre nelle colonne della cronaca gli anziani vengono raccontati che vittime sacrificali e predestinate. Per noi - aggiunge - gli anziani sono un tesoro di cui prenderci cura».

A Bellagio, borgo di quasi 4mila abitanti, da marzo ci sono stati 15 morti e ancora si contano una quarantina di contagiati, inclusi i 16 di un'altra Rsa, che nei giorni scorsi ha ammesso la presenza di un focolaio. A febbraio, ancor prima dell'esplosione della pandemia in Italia, Trivella aveva imposto ai parenti camici e mascherine, isolando subito e testando gli anziani febbricitanti. Di lì a poco le visite erano state sospese, attivando il servizio di videochiamate, e il tempismo di queste mosse, il personale ben formato e un po' di fortuna, avevano consentito di tenere a zero i contagi.

«Sbarriamo le porte al virus»

A ottobre la Rsa ha di nuovo interrotto le visite attraverso il vetro, ma il Covid questa volta è penetrato. Dopo 6 casi fra gli ospiti del reparto Alzheimer, subito isolati, il direttore ha optato per la nuova manovra preventiva entrata in vigore ieri, a cui 34 operatori hanno aderito volontariamente «con grande semplicità». Gli altri potranno essere utili in un'eventuale rotazione fra 7-10 giorni. «Dopo un giro di tamponi rapidi, ci siamo chiusi nella residenza, per sbarrare le porte al virus - racconta il direttore della Rsa, che ha annunciato la scelta in una lettera ai parenti degli assistiti firmata anche dal responsabile medico Maria Cebanu -. Tutti i soci lavoratori Osa, me compreso vivranno per almeno una settimana tra le mura della struttura, scegliendo di non tornare alle proprie famiglie, in modo da provare a realizzare una 'bolla di salute', il più possibile immune dal contagio».

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