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Forze dell'ordine sul sagrato di San Nicolò, le Sardine lecchesi dicono "no"

Il Coordinamento cittadino critica la scelta del prefetto: «Si apra un tavolo di mediazione tra Prefettura, curia e associazioni»

Le Sardine lecchesi si schierano contro la presenza delle forze dell'ordine sul sagrato della Basilica di Lecco voluto dalla Prefettura. Un provvedimento che rientrerebbe nelle normali attività di presidio del territorio ma che, secondo il Coordinamento Sardine Lecco, finirebbe con il penalizzare i più deboli.  

«In questi giorni la Prefettura di Lecco ha comunicato che l'esigenza, unanimemente condivisa di rinsaldare il sentimento diffuso di sicurezza presuppone un "fronte comune" fra Istituzioni, forze di polizia e società civile, unite nella difesa dei valori della legalità e della coesione sociale - si legge in un comunicato stampa diffuso dalle Sardine - Come "sardine lecchesi" non ci riconosciamo in questa "coesione sociale" che chiude le porte del sagrato a una fetta specifica della popolazione. Non ci riconosciamo in questi "valori della legalità" che alle grida di aiuto rispondono con l'esclusione».

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«Sul sagrato della Basilica di San Nicolò è successo esattamente quello che succede ogni giorno ai confini dell'Europa: la fortezza si è sentita minacciata e ha chiuso i propri confini - prosegue la nota - Al senso di insicurezza non vogliamo che si risponda con la minaccia. Pur rispettandone profondamente il ruolo la soluzione non può provenire solo dalle forze dell'ordine. Vogliamo che si riconosca la propria paura, la si metta da parte e ci si apra al dialogo. Per questo come "sardine lecchesi" chiediamo che venga aperto un tavolo di mediazione tra la Prefettura, la curia e le associazioni del territorio per trovare una soluzione condivisa e rispettosa di tutte e tutti. Perché anche gli "accattoni" sono esseri umani. Non dimentichiamoci che le loro storie sono nate altrove, fuori dal privilegio».

Don Davide Milani: «Normali attività»

La vicenda sta facendo molto discutere sui social network: c'è chi si interroga sulla legittimità di occupare il suolo del sagrato della chiesa, ma la risposta - chiara e univoca - è arrivata direttamente dal prevosto Don Davide Milani che su un gruppo Facebook lecchese ha così replicato agli utenti: «Il sagrato della basilica è di proprietà privata ma l'accesso è pubblico. È territorio italiano, sottoposto alle leggi italiane. Non è e non sarà militarizzato, non è (e non sarà) impedito l'accesso (a piedi) a nessuno. Valgono sul sagrato le stesse leggi e regolamenti pubblici del resto della città. Il sagrato come il resto della città e del suo centro è oggetto delle normali attività delle forze dell'ordine».

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