Coronavirus, la prima ondata si sta spegnendo e la seconda, se ci sarà, sarà meno violenta

A che punto è la pandemia da Covid-19 in Italia e in Lombardia: la parola agli esperti

I dati sui nuovi casi di Covid-19 ci dicono che siamo di fronte «alla prima ondata pandemica che si sta spegnendo» e i nuovi positivi «che vediamo oggi sono tutti asintomatici che attivamente andiamo a cercare». Parola dell'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università di Pisa e dirigente coordinatore per le emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, che sui 'numeri' della Lombardia, regione con circa la metà dei casi e dei decessi totali, spiega: «Siccome lì il numero di portatori nella popolazione è più alto delle altre regioni, bisogna capire se le aperture, col fatto che c'è questa più alta concentrazione di portatori, hanno attivato o meno una nuova circolazione del virus».

C'è ancora tanto da fare per capire la reale diffusione passata e presente del contagio: «Questo è l'elemento di valutazione che va fatto in Lombardia», aggiunge Lopalco, ribadendo l'importanza di «capire la data reale dell'infezione a cui si riferiscono i dati, perchè - spiega - se il tampone viene fatto con 10 giorni di ritardo rispetto alla segnalazione il dato si riferisce a infezione vecchia. Questo aspetto è molto importante e purtroppo il numero assoluto dei bollettini non ci dà questa informazione. Non è escluso infatti - conclude - che questa coda di casi dipenda dal fatto che si tratta di vecchie infezioni evidenziate ora».

Si guarda con fiducia e qualche timore alla riapertura totale del 3 giugno. Il monitoraggio funziona e dimostra che l'infezione è sotto controllo. L'Italia può essere ottimista, perché se arriverà una seconda ondata sarà meno violenta della prima. È quello che sostiene Silvio Brusaferro, il presidente dell'Istituto superiore di sanità.

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Restiamo al presente. «Il virus circola di meno», conferma il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, intervenendo a Petrolio su Rai Due. «Il lavoro fatto dalla cabina di regia ha calcolato il rischio ogni settimana grazie a 21 parametri, e proprio per questo si è deciso di riaprire il 3 giugno gli spostamenti tra regioni», ha continuato Sileri, che ha concluso: «Dobbiamo essere pronti ad una eventuale seconda ondata in autunno perché la malattia circola ancora, e solo investendo i 3 miliardi di euro ricevuti dall'Europa in sanità territoriale e nazionale, potremmo alzare lo standard sanitario del nostro Paese».

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