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L'entrata dell'azienda di Bulciago

L'entrata dell'azienda di Bulciago

«I guadagni sono troppo bassi»: la Sicor annuncia la chiusura, 109 posti di lavoro a rischio

Lunedì 22 febbraio si terrà uno sciopero di cinque ore, oltre a un incontro tra la Rsu e i rappresentanti dell'azienda facente capo al Gruppo farmaceutico Teva

L'azienda israeliana Sicor, facente parte del Gruppo farmaceutico Teva, ha comunicato con una decisione improvvisa la volontà di chiudere lo stabilimento di Bulciago, uno dei cinque siti presenti in Italia, localizzati in Lombardia (quattro) e Piemonte. Attiva dal 2002, la fabbrica, che nel Lecchese produce farmaci generici, dà lavoro a 109 dipendenti: «La scelta di smantellare il sito di Bulciago - ha spiegato alla Dire Nicola Cesana della Filctem Cgil - è stata giustificata dall'azienda con la presentazione di guadagni che, secondo loro, sono ormai troppo bassi. I farmaci prodotti nello stabilimento sarebbero ormai poco efficienti, con la relativa difficoltà a dismetterli».

Alle organizzazioni sindacali non sono andati giù gli ultimi anni di «gestione scellerata» del Gruppo Teva: «Per il momento non ci siamo ancora attivati nel richiedere passaggi istituzionali - ha proseguito Cesana - aspettiamo di vedere come andrà l'incontro programmato per lunedì prossimo tra le Rsu di Sicor e l'azienda. Ed è per questo che non abbiamo ancora invocato nè un'audizione in commissione regionale lombarda Attività Produttive nè un tavolo con il Prefetto di Lecco Castrese De Rosa».

«Si richia una spirale di crisi in tutta l'area»

In ogni caso sono state intanto annunciate otto ore di sciopero con presidio davanti all'azienda per lunedì 22 febbraio, dalle 15 alle 20. «Lo stabilimento di Bulciago - ha concluso Cesana - è vicino a quello della Henkel, altra azienda nel Comasco dove lavorano circa 150 dipendenti e che minaccia di chiudere i battenti. Si rischia una spirale di crisi in tutta l'area».

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