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Storia della gelsibachicoltura nel Lecchese

La storia della gelsibachicoltura lecchese: dalla potatura dei gelsi in marzo all'allevamento del baco da seta

Nei nostri paesi sia le terre che le abitazioni, fino alla metà del Novecento, erano di proprietà di poche famiglie facoltose che appartenevano all'alta borghesia milanese. Terre e case venivano quindi assegnate alle famiglie contadine sotto forma di mezzadria: il contadino, fino al 1924, doveva dividere il suo raccolto con il proprietario per pagare l'affitto delle terre e dell'abitazione.

All'inizio del Novecento, il contadino della nostra zona, per pochi soldi, da 8 a 16 lire al chilo, allevava anche i bachi da seta per poi venderli agli imprenditori dell'industria serica. Infatti, la nostra provincia (allora Como) era rinomata in tutto il mondo per la lavorazione della seta.

Il filo di seta allo stato naturale, prima di venire lavorato e reso idoneo alla tessitura, è il prodotto di un insetto, il baco da seta, che per arrivare a filare attorno a sé il bozzolo deve svilupparsi mangiando per circa un mese soltanto foglie di gelso: coltivazione del gelso e allevamento del baco vanno perciò di pari passo.

La gelsibachicoltura nel Lecchese

Per più di due secoli in Brianza e nel Lecchese questa produzione ha avuto grande importanza nell’economia e nella vita quotidiana dei contadini, ed in particolare delle donne. Le donne infatti oltre ad occuparsi dell’allevamento dei bachi, lavoravano i bozzoli anche come filatrici nelle filande. L’allevamento dei bachi e di produzione dei bozzoli, rimaneva infatti un’attività molto importante in tutto il territorio di Lecco, Merate - Brivio, Missaglia, Oggiono, Como, Asso, Cantù, Erba e nella parte rivierasca di Bellano fino a Colico.

Giunti al mese di marzo si potavano i gelsi, murón, le cui foglie erano il principale alimento dei bachi da seta. I campi erano pieni di gelsi disposti a filari e di proprietà dei padroni delle terre. Non si potevano potare o sradicare senza la preventiva autorizzazione del fattore della casa padronale. Il contadino nulla poteva fare di sua iniziativa senza il consenso di questo campée, supervisore, l'uomo di fiducia della proprietà, pena la privazione della terra da coltivare.

La lavorazione del baco da seta

In primavera, nelle case contadine si coltivava il baco da seta. Il baco fu importato, dalla Cina in Europa, da Marco Polo (1254-1324) e la magia della seta era questo animaletto piccolissimo, ma molto operoso che, come macchinari per la produzione, usava solo la sua bocca.

Il baco nasceva dalle uova della falena, una grossa farfalla, che ne deponeva a centinaia. Appena nati, affamati iniziavano a mangiare le foglie di gelso, giorno e notte e, nel giro di sei settimane, diventavano grandi e salivano sui rami, preparati dal contadino, per fabbricarsi una casa: il bozzolo. Per costruirlo, usava la sua stessa saliva che, a contatto con l'aria, si solidificava formando un filo leggerissimo. I piccoli bachi si avvolgevano di questo filo fino a costruire un bozzolo ovale.

Al termine del lavoro, i contadini raccoglievano i bozzoli maturi e li vendevano a un imprenditore (a Verderio erano le stesse famiglie nobili, in particolare gli Gnecchi che avevano diverse filande), che continuava il lavoro. I bozzoli venivano essiccati in apposite macchine e, in quel momento, il povero baco che all'interno si era trasformato in falena, moriva. Successivamente, i bozzoli, venivano immersi nell'acqua bollente per consentire l'operazione dell'incannatura, ovvero l'avvolgimento del filo su un rocchetto, operazione eseguita insieme alla binatura, cioè la formazione di un filo doppio, così da renderlo più resistente.

Nasceva così la seta grezza, poi trattata e colorata per i successivi impieghi. Alcuni bozzoli, con all'interno la falena, venivano risparmiati in modo che la falena potesse uscire dal bozzolo. Con la nuova deposizione delle centinaia di uova, riprendeva tutto il processo.

La coltivazione del baco da seta comportava un grande lavoro per l'intera famiglia contadina costretta a sgombrare i pochi locali a disposizione per far posto ai bachi. I mobili, i letti e tutto quanto ingombrava in casa, venivano accatastati sotto i porticati. Alla sera si andava a dormire nei fienili delle cascine. Un'operazione essenziale per la buona riuscita della coltura era la disinfestazione dei locali a cui seguivano in progressione, l'allestimento del castello di cannicci, la formazione del bosco per i bozzoli e il mantenimento, con le foglie di gelso, dei bachi.

Tutto questo fino alla metà di giugno, quando si raccoglievano i bozzoli, galêt. A volte la raccolta era ottima e allora l'intera famiglia ne traeva qualche vantaggio economico; altre volte, invece, le malattie non portavano il baco alla maturazione e per la famiglia era la fame.

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