Coronavirus, supermercati chiusi nelle feste: «Non è essenziale fare la spesa tutti i giorni»

La richiesta dei sindacati: «Supermercati chiusi a Pasqua e Pasquetta, fatelo per i lavoratori»

Una coda all'esterno di un supermercato FACEBOOK/CROCE ROSSA VALMADRERA

Un modo per dire grazie ai lavoratori per il loro sacrificio. Un modo per regalare loro due giornate di libertà, con un occhio alla sicurezza. I sindacati lombardi hanno ufficialmente richiesto a tutte le aziende della grande distribuzione di chiudere i propri supermercati per due giorni, a Pasqua e Pasquetta, in risposta all'emergenza Coronavirus

«Le lavoratrici e i lavoratori della grande distribuzione sono da più di quattro settimane in prima linea e in condizioni di grandi difficoltà nel garantire ai cittadini l'approvvigionamento di generi alimentari - si legge in una nota firmata da Filcams Cgil Lombardia, Fisascat Cisl Lombardia e Uiltucs Lombardia -. Nonostante la paura per la propria salute e quella dei propri cari e le forti pressioni dovute all'assalto a volte insensato ai supermercati, hanno continuato con impegno e dedizione a svolgere un servizio fondamentale per tutti noi».

«Siamo quindi convinti, in questo momento così difficile, che sia ancora più importante garantire ai lavoratori e alle lavoratrici di poter trascorrere Pasqua e Pasquetta a casa con la loro famiglia», sottolineano i sindacati.

«È un giusto ringraziamento per quello che hanno fatto e continueranno a fare per tutti noi, oltre che un contributo alla gestione dell'emergenza. Mangiare tutti i giorni è essenziale, non lo è fare la spesa tutti i giorni e più volte al giorno - evidenziano -. Chiudendo due giorni, non rischiamo di rimanere senza cibo. Inoltre due giorni di chiusura consecutivi costituirebbero una straordinaria occasione per sanificare al meglio di ambienti». 

Quindi, ecco la richiesta: «Pertanto - auspicano da Filcams, Fisascat e Uiltucs - invitiamo le imprese a prevedere la chiusura dei supermercati e ipermercati a Pasqua e Pasquetta, ribadendo ancora una volta che né la legge, né il contratto collettivo nazionale prevedono l'obbligo della prestazione lavorativa in occasione delle giornate festive». 

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