Ritrovata dal consigliere Anghileri la lapide in memoria dei repubblichini rimossa dallo stadio

Il membro del consiglio comunale ha effettuato il ritrovamento nel Caldone, precisamente nella zona di via Movedo: «La riporterò in Comune»

La targa ritrovata da Angileri

E' stato il consigliere comunale Alberto Anghileri a restituire alla città la lapide che ricorda la fucilazione dei repubblichini. Più volte rimossa, la targa che ricorda l'avvenimento del 28 aprile 1945 è stata ritrovata dal consigliere di "Cambia Lecco" nel Caldone, all'interno del rione di Bonacina, sotto il ponte che va a Movedo. «L’ho recuperata e la porto in Comune», ha fatto sapere Anghileri, che poi ha scritto una breve cronistoria del manufatto, spesso vituperato o staccato dal muro del "Rigamonti-Ceppi": «una lapide vergognosa che equiparava partigiani e repubblichini ( i morti sono tutti uguali) venne posizionata sul muro dello stadio nel 2001, c’era una giunta di centrodestra. Daniele Nava prima vicesindaco e poi presidente della Provincia non partecipava alle cerimonie del 25 aprile e andava a ricordare gli ufficiali fascisti fucilati allo stadio. Nel 2010 in centrosinistra vince le elezioni e si impegna a rimuoverla, ricordo benissimo una lettera aperta firmata dal sottoscritto e da Paolo Trezzi che sollecitava il sindaco a rispettare questo impegno, “altrimenti l’avremmo tolta noi” così terminava la nostra lettera. Finalmente la targa venne rimossa e sostituita con questa, mi pare condivisa anche dall’Anpi, che racconta la verità storica e cioè che i Repubblichini dopo avere esposto la bandiera bianca spararono uccidendo alcuni partigiani, vennero poi fucilati in base ad una sentenza del CLN. Facile dire oggi che fu sbagliato fucilarli, oggi siamo in pace, allora c’era la guerra».

«Atto che sarebbe il dovere di chiunque»

Anghileri ha descritto così le fasi del ritrovamento e del recupero: «Ieri, in maniera del tutto casuale ho visto una lapide nel greto del Caldone a Bonacina. Dalla strada non si riusciva a leggere la scritta, ma era chiaro che si trattasse di una lapide ufficiale e che certamente non fosse al suo posto. Ogni cittadino dovrebbe segnalare a chi di dovere situazioni evidentemente anomale come questa. Incuriosito, sono sceso e leggendo ho capito immediatamente di cosa si trattasse. Una lapide che ricorda un fatto storico, messa dall’Amministrazione comunale sul muro dello stadio e fatta sparire da ignoti la scorsa estate. Oggi la consegnerò in Comune. Nel merito del fatto storico, la vicenda è molto semplice: i partigiani eseguirono una sentenza di condanna a morte nei confronti di ufficiali repubblichini che, dopo aver esposto la bandiera bianca in segno di resa, spararono sui partigiani uccidendone alcuni. Il fatto avvenne in Corso Martiri a Lecco».

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