«Pioggia di accuse per le fibre killer della "Scala": capito perché il Teatro della Società è ancora chiuso? Prezzo troppo alto per i cittadini»

Corrado Valsecchi, attuale consigliere e recente assessore ai lavori pubblici, è stato spesso criticato per aver chiuso la storica struttura di piazza Garibaldi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Di queste ore l'avvio del processo contro dirigenti e consulenti che non avrebbero provveduto al censimento, alla bonifica e alla messa al bando dell'amianto al Teatro della Scala, dove il PM di Milano Maurizio Ascione ha chiesto condanne a pene comprese tra i due anni e mezzo e i sette anni di reclusione. Ebbene, il processo con al centro di accusa di omicidio colposo per le persone che sono morte per aver respirato le fibre killer di amianto all'interno del prestigioso edificio culturale milanese é partito drammaticamente. La richiesta di condanna, si legge dagli atti, è relativa al fatto "di non aver impedito che i soggetti vittime dell'amianto venissero a contatto con le polveri aerodisperse nell'aria del Teatro della Scala". Il PM, peraltro, ha chiesto al Giudice di "non concedere le attenuanti generiche".

Ho voluto socializzare questo evento che si sta consumando a Milano per ricordare quanto sia importante per un amministratore pubblico prendersi cura della salute dei propri concittadini, ma anche per far riflettere tutte le persone, alcuni detrattori, che in questi tre anni si sono chiesti perché il Teatro della Società fosse ancora chiuso. Personalmente sono orgoglioso, da assessore, di aver avviato tutta la fase di diagnostica del patrimonio comunale, comprendente non solo il teatro, ma anche i palazzi culturali e istituzionali, i luoghi dell'istruzione come le 22 scuole di proprietà comunale che hanno ricevuto una miriade di interventi capaci di metterle in sicurezza dopo essere state indagate. Un amministratore questo deve fare, il resto rischia di essere solo un "bla, bla, bla".

In un momento in cui praticamente tutti i teatri del mondo sono chiusi per motivi sanitari, ho trovato stucchevole la riproposizione strumentale della chiusura del Teatro della Società di Lecco, che dopo le faticose attività di diagnostica, relazione con le Autorità Competenti (in particolare Vigili del Fuoco e Soprintendenza), progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva ha visto i lavori di riordino e ristrutturazione partire. La copertura di spesa c'è, la progettazione esecutiva complessiva anche, le opzioni per mettere in sicurezza l'acrilico di Orlando Sora sono sul tavolo delle Autorità, così come lo sono gli interventi finalizzati a rendere inoffensivo o rimuovere l'amianto dalla volta del Teatro.

Mi auguro che questa stantìa polemica sul Teatro perda vigore e si porti a compimento l'attività di ristrutturazione, che non avrà solo il merito di modernizzare e mettere in sicurezza il sito, ma soprattutto di garantire l'incolumità degli utenti e del personale che si occupa di questa istituzione culturale. La responsabilità che mi sono assunto di chiudere il Teatro della Società ha come unico fine la salvaguardia dei cittadini, dei dirigenti e tecnici del Comune che avrebbero potuto pagare un prezzo troppo alto trattando le relazioni tecniche con superficialità per far piacere a qualche politico o ad alcuni avventori del teatro. Meglio un teatro chiuso per qualche anno che rischiare di ammalarsi di mesotelioma, ma questa é un'ovvietà che ancora qualcuno non intende prendere evidentemente in considerazione. 

Corrado Valsecchi 
Capogruppo Appello per Lecco 

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