«Dopo sintomi di sospetto Covid, in quarantena da settimane ma senza tampone»

L'odissea di Sharon è simile a quella di tanti lecchesi. «Sono in ballo dal 27 aprile tra continui rimpalli. Ats mi ha scritto che non è più obbligatorio per il rientro al lavoro. Probabilmente lunedì tornerò a lavorare e sosterrò il test sierologioco pagato dal mio titolare».

«Dopo quasi un mese di odissea, non so se ho contratto il Covid-19, né quando potrò tornare al lavoro e incontrare persone senza paura di contagiare». A raccontare la propria testimonianza è la lecchese Sharon, non perché sia a prescindere contro il "sistema", o contro chi governa, tiene a precisare, ma dopo essersi sentita «un po' abbandonata dal mio Paese».

La sua odissea comincia lo scorso 27 aprile, «dopo avere avvertito un malessere fisico confermato dal termometro che segnala la presenza di una leggera febbre (37.4). Contatto il mio medico di base - racconta - Non sono preoccupata: un paio di mesi prima ho avuto i medesimi sintomi, febbre e un forte mal di gola. "Placche", e la conseguente somministrazione di un forte antibiotico, è la diagnosi del medico, ovviamente a distanza, senza alcuna visita, basata esclusivamente sull'esperienza di qualche settimana prima. Oltre all'isolamento precauzionale nella mia stanza. Per una settimana seguo la cura prescritta, senza alcun effetto».

Straniero: «Regione rimborsa il tampone solo se positivo: è un disincentivo»

Dopo un'altra settimana con gli stessi sintomi, la donna teme di avere contratto l'infezione da Covid-19. «Come da prassi, o quantomeno questo è quello che mi viene comunicato, il mio medico decide di segnalarmi all'Ats per sospetto contagio solamente una settimana più tardi rispetto all'inizio della cura con antibiotico, precisamente il 4 maggio. Da quel giorno, inizia il mio calvario che, tutt'oggi, è ancora in corso. L'isolamento lo trascorro nella mia cameretta di casa: vivo con i miei genitori anziani e mio fratello e, per timore possa succedere loro qualcosa, non metto mai il naso fuori dalla stanza, nonostante gli spazi ristretti in cui sono confinata. Il medico mi comunica che ora la palla passerà all'Ats, che dovrebbe contattarmi per ragguagliarmi sulla mia situazione (soprattutto se e quando poter essere sottoposta al tampone) e sulle procedure da mantenere, domande alle quali il medico stesso, oltre a non avermi mai visitata, non è mai riuscito a rispondere. Vengo contattata da Ats l'8 maggio e mi viene comunicato che non sanno se farò mai il tampone e il medico, un po' scocciato dalle mie perplessità, mi risponde "che questa è la procedura". Mi dicono anche che giornalmente mi dovrà contattare il servizio di sorveglianza sanitaria, ma ovviamente non ricevo alcuna chiamata».

«Uniche informazioni da una centralinista»

Sharon decide di ricontattare il suo medico di base per avere aggiornamenti, «ma al 13 di maggio ancora non sa dirmi se la richiesta per il tampone la deve inviare lei oppure direttamente Ats. Ci accordiamo per risentirci la settimana successiva e valutare il da farsi - prosegue la lecchese nel racconto - Venerdì 15, stanca di questa situazione d'incertezza, provo a chiamare i tre numeri indicati da una gentile centralinista: dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, mi devo purtroppo dare per vinta e rassegnarmi all'incertezza. L'unica informazione che riesco ad avere dalla centralista è che probabilmente la nuova normativa prevede che finiti i 14 giorni d'isolamento senza sintomi, sarò libera di uscire, senza alcun test che appurerà il mio essere contagiosa o meno, ma con una semplice dichiarazione di un medico che, senza visitarmi, mi autorizzerà a uscire. Ma sono voci che ha sentito. Nulla di più, nessun tampone, nessuna indagine ulteriore, nessuna spiegazione su cosa avrei dovuto aspettarmi».

«Prigionieri in quarantena, senza una ragione valida e senza possibilità di lavorare»

Ultimi aggiornamenti della vicenda, lunedì 18 maggio. «Chiamando il numero della sorveglianza sanitaria, ho saputo che nel caso in cui rientri nell'elenco delle persone scelte per fare il test sierologico o il tampone, mi dovrebbero chiamare oggi (mercoledì, ndr) o domani. Diversamente, finita la quarantena (venerdì), potrò uscire e tornare al lavoro anche senza aver fatto alcun test. Probabilmente lunedì (o appena possibile) farò privatamente il test sierologico, pagato dal mio titolare, prima di rientrare al lavoro, per essere sicura di non essere positiva e rischiare di contagiare i miei colleghi o altre persone».

L'odissea vissuta da Sharon è, in realtà, la stessa di moltissimi lecchesi alle prese con l'incertezza di avere avuto la sindrome Covid-19 o no, con tutti  i quesiti, sanitari, burocratici ed etici che questa comporta. «Oggi, a pochi giorni dalla fine della mia personale quarantena, ancora non so quali saranno le modalità per il mio rientro in comunità» chiosa con amarezza.

La risposta di Ats Brianza

Questa la risposta che la donna ha ricevuto nel tardo pomeriggio di mercoledì 20 maggio.

Con la presente la informiamo che il tampone può essere richiesto dal medico di medicina generale a seguito della valutazione della sintomatologia presente . Il medico conosce il processo per fare la richiesta ed è il solo a poterlo fare.

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Al momento nella nostra Ats vengono invitati all'esame sierologico le persone che sono state in sorveglianza attiva negli ultimi 30 giorni e dalle date riportate dalla sua email si evince che anche lei sarà invitata nei tempi e nei modi in uso. La DGR 3131 del 12/05/20 ha superato la nota della Direzione Generale Welfare del 15/04/2020 “Percorso per riammissione in collettività lavorativa dopo il periodo di assenza dal lavoro per coloro che effettuano attività di cui agli allegati 1,2,3 del DPCM del 10 aprile 2020…”, abolendo di fatto l'obbligatorietà del tampone per il rientro al lavoro. Il rientro al lavoro è possibile senza l'effettuazione del tampone e del test; chi si sottopone al test, in caso di positività verrà messo in isolamento fino all'effettuazione del tampone, che verrà programmato in tempi rapidi. Sperando di averla aiutata a chiarire i suoi dubbi, restiamo a disposizione per ulteriori necessità e le inviamo distinti saluti.

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