Usuelli e Brivio: «I test anticorpali non vanno considerati come strumenti diagnostici sostitutivi del test molecolare»

Dichiarazione congiunta del presidente della Provincia e del sindaco di Lecco per sottolineare le indicazioni fornite dagli organismi competenti

Dopo l'appello lanciato un mese fa ai Comuni del territorio a non prendere iniziative autonome, il Presidente della Provincia e il sindaco di Lecco tornano sul tema test sierologici e tamponi. Claudio Usuelli e Virginio Brivio hanno voluto richiamare le inidicazioni epresse dagli organi competenti in materia, sottolineando come i test anticorpali non possano essere considerati come strumenti diagnostici sostitutivi del tampone.

«In questi giorni Oms, Ministero della Salute, Regione Lombardia, Ats Brianza e Conferenza dei Sindaci hanno fornito indicazioni scientifiche e operative sui test sierologici e sui tamponi, utili per una maggiore conoscenza prima di effettuare la scelta volontaria di sottoporsi a questi esami - spiegano il presidente Usuelli e il sindaco Brivio - La Regione ha dato una serie di indicazioni in merito all’esecuzione dei test sierologici per la ricerca degli anticorpi e alla conseguente somministrazione di tamponi nasofaringei per la ricerca del genoma virale».

«I test sierologici non possono sostituire il tampone»

«I test sierologici rivestono particolare importanza per la ricerca e la valutazione epidemiologica, in quanto strumento utile a stimare la diffusione del virus nella popolazione e a intercettare possibili casi asintomatici, ma non possono sostituire il tampone nasofaringeo, a oggi unico strumento diagnostico per determinare l’infezione da Coronavirus. Regione Lombardia ribadisce inoltre che l’esecuzione di test sierologici, al di fuori di percorsi organizzati di verifica dei risultati ottenuti, ha fini meramente statistici e di mappatura territoriale, riveste scarso significato e può contribuire a creare false aspettative e comportamenti a potenziale rischio nei cittadini interessati. Inoltre non è ancora certa la relazione temporale tra test e immunità».

«Seguire percorsi organizzati e non creare false aspettative»

Usuelli e Brivio ricordano inoltre che, allo stesso tempo «Regione Lombardia apre alla possibilità di poter svolgere i test extra Servizio sanitario regionale, in particolare negli ambienti di lavoro e su iniziativa dei Comuni nei confronti dei propri dipendenti e della cittadinanza, a condizione di rispettare determinati parametri e di garantire autonomamente e con propri oneri l’esecuzione del tampone sui soggetti risultati positivi al test».

Presidente e sindaco citano quindi le indicazioni ministeriali. «Secondo il Ministero della Salute i test sierologici sono utili nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale in quanto: stimano la diffusione dell’infezione in una comunità; possono evidenziare l’avvenuta esposizione al virus; possono identificare l’infezione da Sars-CoV2 in individui asintomatici o con sintomatologia lieve o moderata; possono definire il tasso di letalità dell’infezione virale rispetto al numero di pazienti contagiati da Sars-CoV-2».

Iniziati i test sierologici anhe nel Lecchese

«Le attuali conoscenze scientifiche relative ai test sierologici per il Covid-19 sono però lacunose relativamente alla capacità di fornire le seguenti informazioni: presenza di anticorpi neutralizzanti in grado di proteggere dalla infezione o malattia; persistenza degli anticorpi a lungo termine. In particolare, i test basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2, secondo il parere espresso dal Comitato tecnico scientifico istituito presso il Dipartimento di Protezione civile, non possono sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei, secondo i protocolli indicati dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Infatti, il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi non è indicativo di un'infezione acuta in atto e, quindi, della presenza di virus nel paziente e del rischio associato a una sua diffusione nella comunità».

«Un test anticorpale positivo indica se la persona è stata infettata, ma non indica necessariamente se è guarita»

«Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da Sars-CoV-2. Infine, l’assenza di rilevamento di anticorpi (non ancora presenti nel sangue di un individuo per il ritardo che fisiologicamente connota una risposta umorale rispetto al momento dell’infezione virale) non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e il relativo rischio di contagiosità dell’individuo. Un test anticorpale positivo indica se la persona è stata infettata da Sars-CoV-2, ma non indica necessariamente se gli anticorpi sono neutralizzanti, se una persona è protetta e per quanto tempo, se la persona è guarita. in tali casi è opportuno eseguire un test molecolare. Un test anticorpale negativo può avere vari significati: una persona non è stata infettata, oppure è stata infettata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato la risposta anticorpale al virus, oppure è stata infettata ma gli anticorpi sviluppati sono, al momento del test, al di sotto del livello di rilevazione del test. In altre parole, potrebbe non essere infetta, ma contrarre il virus successivamente al test».

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Il presidente della Provincia e il sindaco di Lecco dichiarano infine: «Queste valutazioni confermano che i test anticorpali non possono essere considerati come strumenti diagnostici sostitutivi del test molecolare. L’organismo di rappresentanza dei Sindaci, Provincia di Lecco e Ats valuteranno momenti specifici di approfondimento su questi argomenti».

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