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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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«Aumentata la capacità di produzione e analisi dei tamponi. I vaccini proteggono anche dalla variante inglese»

Francesco Luzzaro, microbiologo dell'Asst di Lecco, fa il punto della situazione: «Il vaccino Astrazeneca arriva a una copertura del 95% per i casi più gravi». In attivazione altre tre linee vaccinali, tra cui quella della Clinica "Mangioni". Favini alla Rsu: «Se il Ministero non produce personale...»

A che punto siamo con la vaccinazione anti-Covid nel Lecchese? A rispondere è l'Asst Lecco, che ha fatto il punto della situazione in merito alla campagna attualmente in corso; alla battaglia si aggiunge anche la Clinica "G.B. Mangioni", che da lunedì attiverà una propria linea vaccinale in aggiunta alle cinque già presenti tra Lecco e Merate; inizialmente sarà dedicata al personale scolastico. Per quanto riguarda i puri dati, durante la fase 1 sono state somministrate 10.248 dosi del preparato Pfizer, mentre durante la fase 1bis (dal 15/02), sono state inoculate 2.327 Pfizer (1.500 circa Lecco e 815 Merate, seconde dosi) e, dal 18 febbraio, 2.450 dosi del preparato Astrazeneca agli over 80, 3.313 in totale; per quanto riguarda la sede d'Introbio, qui sono state eseguite 462 inoculazioni agli anziani. Dal 15 febbraio la macchina lecchese ha eseguti 8.999 vaccinazioni in totale, 450 vaccinazioni/giorno tra le due linee di Merate e le tre di Lecco (350/giorno a Lecco e 100 a Merate), 7 giorni su 7 e all'interno di cicli lavorativi da 11 ore.

«Il vaccino protegge dalla variante inglese. Astrazeneca al 95% se...»

Le criticità del piano permangono: «Il vero problema è la trasmissimibilità, non la letalità, dato che un virus ha bisogno di un ospite e non di uccidere - spiega Francesco Luzzaro, microbiologo dell'Asst di Lecco -. I dati legati alle varianti non sono tantissimi, ma dicono che i vaccini disponibili coprono almeno quella inglese; non ci sono molte evidenze su quella brasiliana e quella africana, ma entrambe nel Lecchese non sono presenti. Sistematicamente, comunque, è impossibile individuare la presenza di una variante in un positivo».

Covid-19, il punto sui ricoverati: la pressione è in aumento su "Manzoni" e "Mandic"

Luzzaro fa una doverosa precisazione sulla qualità dei vaccini attualemente presenti sul mercato: «Il 95% di efficacia di Pfizer e Moderna contro il 60% di Astrazeneca ha scosso l’opinione pubblica, ma non è stato reso molto noto che quel dato si riferisce ai casi sintomatici confermati dai dati di laboratorio. Se si guarda il dato relativo ai soggetti più gravi, che hanno avuto bisogno del ricovero, ecco che Astrazeneca arriva alla stessa efficacia di Pfizer e Moderna; inoltre, il preparato Astrazeneca è molto più facile da gestire rispetto agli altri due». Passi in avanti anche sul riconoscimento delle varianti: «Molte aziende hanno creato un kit che è in grado di riconoscere la variante, già prodotto e in attesa di validazione. Sarebbe utile e permetterebbe di eseguire un tracciamento legato quantomeno alle tre principali; avrebbe il valore di uno screening epidemiologico».

Al drive trough di viale Brodolini, intanto, non si esegue più il test rapido: «I tamponi antigienici di terza generazione sono comparati al molecolare e riconoscono le varianti, a differenza le voci che si sono diffuse», precisa in prima battuta Luzzaro. Gli fa seguito Enrico Frisone, Direttore Socio-Sanitario dell'Asst Lecco: «Aumentando il numero di tamponi richiesti e avendo la disponibilità dei molecolari, Ats ha deciso di far eseguire già in prima battuta il molecolare anche in quell'aera; è anche una forma di tutela del minore, che non deve sottoporsi al doppio test in caso di positività». La potenza di fuoco è di 100 campioni prodotti nel giro di un’ora e mezza, mentre le analisi (800 tamponi/giorno) non vengono più esegute con il supporto del "Niguarda" di Milano.

Enrico Frisone-2

«Stiamo vivendo una fase pandemica di allargamento che in Inghilterra c’è stata circa due mesi fa - aggiunte Paolo Favini, Direttore Generale dell'Asst Lecco -. Alcuni si lamentano dei punti vaccinali meratesi: ci tengo a precisare che quello del "Mandic" è stato posizionato in un’area della Pediatria non utilizzata e ha permesso di creare due sale d’attesa, due camere per la vaccinazioni e ulteriori due ambienti; il sito ha un accesso indipendente dal resto dell’ospedale, è servito da due ascensori e sarà tenuto aperto per tutto il tempo necessario. Non ci sono mai state emergenze, ma è vicina anche alla Rianimazione. Ho letto e visto cose errate, invece il posto adibito è assolutamente decoroso».

Aumentano le linee vaccinali

Favini va oltre le polemiche e svela una novità importante: «La diminuzione di numeri per la fase 1bis è spiegata dal fatto che stiamo vaccinando delle persone più in difficoltà nei movimenti e che per dare il proprio consenso ci mettono più tempo, aumentando il minutaggio pro capite necessario. Da questo mese, comunque, stiamo potenziando le linee: Merate rimane a due linee vaccinali, Lecco passa a cinque linee, con una potenzialità di circa 450 con 618 totali. Inoltre, l'ottava sarà rappresentata da quella della "Mangioni", dove sarà somministrato il preparato Astrazeneca (80 vaccinazioni/giorno)».

Paolo Favini-3

Il piano vaccinale è messo a dura prova da delle consegne spesso non precise: «Ci siamo sbattuti per reperire le dosi necessarie per finire i cicli di vaccinazioni legati a Pfizer; siamo stati fortunati, ma ci siamo riusciti. Astrazeneca è stata altalenante, non sappiamo ancora come saranno le consegne e il Ministero stesso ci ha detto di tenere un 30% di riserva. Manca la colonna portante dei medici di base, che per forza di cose dovranno entrare in gioco e si stanno attrezzando per dare il loro contributo ai presidi territoriali. Speriamo di avere dei vaccini più semplici da gestire, oltre che monodose, che ci possano di avere una penetrazione più capillare, ma l’organizzazione ha funzionato in maniera veramente svizzera. Ringrazio tutti per questo».

La Rsu si è lamentata per la mancanza, tanto che è in stato di agitazione: «Se il Ministero non produce infermieri e specialisti, noi non sappiamo dove trovarli. Non è una cosa di oggi e non riguarda solo la Lombardia, l’offerta è inferiore alla domanda e il personale sceglie in base alle proprie esigenze personale. Abbiamo già bandito dei concorsi per tentare di reclutare molto personale, infermieri di famiglia compresi: sono arrivati 3-4 medici e alcuni infermieri». Frisone puntualizza: «Ad oggi abbiamo utilizzato tutti gli infermieri di famiglia per garantire le linee vaccinali. Va evidenziato il grande lavoro di squadra fatto per garantire la continuità delle linee e teniamo conto del fatto che a lungo le consegne sono state solamente presunte. Quando ci sarà la necessità di uscire nei centri vaccinali ci saranno ulteriori necessità. Non abbiamo mai sprecato una dose, ottimizzando il funzionamento della catena».

«Nuovi punti vaccinali, ci stiamo lavorando»

Con il passare del tempo sarà necessario ampliare la rete dei punti vaccinali, andando oltre il solo hub di Lariofiere che tanto sta facendo discutere: «Un punto è già nato a Introbio - ricorda Favini -. Come Asst e Ats stiamo parlando con i sindaci per prendere in considerazione anche altre aree, pregando di far capire che non può esserci un hub per campanile, a meno che un medico decida di vaccinare i propri pazienti all’interno del suo studio. Stiamo capendo se ci sono delle zone idonee per creare dei punti di prossimità sul territorio, ovviamente seguendo una logica territoriale». Attualmente sarebbero in corso delle valutazioni inerenti a delle aree di Bellano, Mandello, Casatenovo e in un'azienda del Meratese.

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