Valmadrera, scontro sullo studio epidemiologico. Ats: «Non attendibile», Ascolto: «Correlazione dei fumi con i tumori»

Le analisi svolte nel corso del 2018 sono state presentate in Consiglio Comunale, ma non sono state ritenute valide «perché mancano dei riferimenti nella letteratura». Forte il dissenso nel gruppo di minoranza

Il forno inceneritore di Valmadrera

C'è della correlazione tra le emissioni di un forno inceneritore e malattie gravi come tumore al fegato ed epatite virale di tipo C, con il primo male che può essere sovente contratto come degenerazione dal secondo. È quanto emerge dallo studio epidemiologico svolto sul forno inceneritore di Silea a fine 2018 e presentato durante la seduta del Consiglio Comunale di Valmadrera tenutasi nella serata di giovedì 6 febbraio (2020). A illustrare lo studio Luca Cavalieri D’Oro, direttore del dipartimento di Ats Brianza, che ha spiegato: «E' stata rilevato un eccesso di tumori al fegato nelle persone che vivono vicine al forno, ma i dati rilevati non sono affidabili perchè mancano testi moderni e attendibili che vadano a correlare le emissioni da inceneritori con il tumore al fegato».

Cinque, infatti, sono stati i criteri utilizzati per l'interpretazione dei risultati, ma «solo in presenza di tutti i criteri - si legge a pagina venti dello studio -, o almeno dei criteri 1,3,4,5 e in assenza di potenziali errori sistematici (bias) dello studio si possono interpretare i risultati di associazione in maniera causale. Per contro, la presenza di rischi piccoli, anche se statisticamente significativi, presenti ad esempio in uno solo dei due sessi, senza una relazione dose-effetto, depone per la compresenza nell'area di maggiore esposizione di altri fattori non controllati, e di conseguenza di associazioni spurie e non causalmente correlabili con l'esposizione, o risultati casuali, dovuti all’impiego di test multipli, come detto (falsi positivi)».

«Risultati dello studio non hanno riscontri su testi moderni», Ascolto Valmadrera insorge

«Su questo punto va rilevato che - prosegue -, nonostante siano soddisfatti tre dei criteri esplicitati precedentemente per interpretare i risultati, il primo criterio lo è solo parzialmente: non sono presenti in letteratura studi, condotti con una metodologia adeguata per la valutazione dell’esposizione, che riportino, in modo consistente, un’associazione causale tra le patologie epatiche e l’esposizione a sostanze emesse da impianti di incenerimento rifiuti, né da inquinamento atmosferico in generale. Unica eccezione è lo studio di Elliott (Elliott et al, 1996) che mostra però una diminuzione del rischio all’aumentare della distanza di residenza da un impianto di incenerimento. Occorre precisare che in quello studio, che risale a 20 anni or sono, si utilizzava una metodologia per la caratterizzazione dell’esposizione ormai superata. Sono invece ben note le principali cause dei tumori primitivi del fegato (per il 90% epato-carcinoma) anche nel nostro paese, soprattutto le infezioni da virus dell’epatite B e C, per cui andrebbe valutata la presenza di eventuali clusters legati più alla componente infettiva che alla componente ambientale. Questo risultato implica la necessità di un approfondimento per indagare questo specifico problema, evidenziato nella popolazione in studio». Lo studio di Elliott (1996), riportava Ennio Cadum, membro del Comitato Scientifico che ha eseguito lo studio sull'impianto valmadrerese, mostrò eccessi di rischio di mortalità per tumore al diminuire della distanza della residenza da 72 impianti di incenerimento rifiuti, specialmente per tumore dello stomaco, del fegato, del colon-retto e del polmone.

Disamina, questa, che ha portato alla levata di scudi di Guido Villa e Mauro Dell'Oro, consiglieri del gruppo Ascolto Valmadrera che da tempo si battono per lo spegnimento del forno quanto prima, senza arrivare alla fine della sua vita, fissata per il 2032 in base alla fine A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale). Come da loro esposto, infatti, Ranzi nel 2011, tempi decisamente più recenti, presentò i risultati dello studio condotto da Enhance Health nell’area di Coriano a Forlì. Si trattò dello studio di coorte svolto su 31.347 residenti, follow-up 1990-2003, modello diffusionale per la identificazione di aree a maggiore dispersione degli inquinanti: eccessi di rischio osservati nelle sole donne per tutti i tumori e per tumore dello stomaco, colon, fegato e mammella. Studio che, come sostenuto dai consiglieri, è stato eseguito in tempi recenti e con tecniche all'avanguardia. Affidabile e moderno, in soldoni, da affiancare e tenere in considerazione insieme allo studio Elliot degli anni Novanta, tanto da essere presentato dallo stesso Ennio Cadum, medico epidemiologo, al convegno di Brescia "Salute e Ambiente" del 2018 come uno dei principali studi moderni. Stando a quanto esposto dal consigliere Dell'Oro dunque, potrebbe essere soddisfatto anche il criterio numero 1, rendendo quindi recepibili i risultati e associando, di conseguenza, il fattore causale.studio epidemiologico 2011-2

Questo l'intervento di Guido Villa, capogruppo:

È sufficiente leggere le prime pagine dello studio epidemiologico per capire che non stiamo parlando di impianti magici e innocui.

A pagina 3 si legge nero su bianco che:

“La tossicità nota di diossine e altri componenti delle emissioni, nonché la loro possibile azione congiunta, giustifica la preoccupazione dell'opinione pubblica circa i potenziali impatti sulla salute di vivere in prossimità di inceneritori di rifiuti solidi urbani.”

E ancora sotto

“Gli impianti di incenerimento emettono numerose sostanze, che si possono raggruppare in MACROINQUINANTI
(Ossidi di zolfo,

Ossidi di azoto,
Gas inorganici,
Ossidi di carbonio,
Sostanze Organiche Volatili, Particolato)

e MICROINQUINANTI
(Metalli Pesanti,
Idrocarburi Aromatici,
Idrocarburi Policiclici Aromatici...”

se vi ricordate bene, di questi idrocarburi policiclici aromatici, ne aveva già parlato tempo fa, nella seduta del 30 luglio 2019, il collega Dell’Oro.
Aveva portato all’attenzione di questo consiglio comunale il progetto APGAR ove, la commissione europea evidenziava

la tossicità di questi inquinanti e la correlazione tra esposizione a inquinamento atmosferico e indebolimento delle prestazioni cognitive nei bambini.

Continuando a pagina 4 leggiamo:

“Alcuni composti emessi da un inceneritore sono persistenti, cioè resistenti ai processi naturali di degradazione, bio-accumulabili, perché si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all'altro lungo la catena alimentare (fino a giungere all'uomo) e tossici, in quanto sono sostanze che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea possono comportare patologie acute o croniche che possono infine arrivare ad esitare anche nell’exitus dell'organismo esposto.”

“exitus dell'organismo esposto” significa morte dell’organismo esposto!!

Qui si afferma, nero su bianco, una cosa molto grave e che ci reca molta preoccupazione.

Dopo aver letto queste righe, piu avanti a pagina 17 si legge che zone situate vicino ad un inceneritore sono “zone a scarso appeal abitativo.”

Tutto ciò che ho illustrato fino ad ora è scritto nel report finale allegato a questo punto dell’ordine del giorno.

Ciò che non è scritto in questo report è che TECNO HABITAT, ovvero l’azienda incaricata per la realizzazione della modellistica ambientale, (le mappe di ricaduta per intenderci) è stata scelta da SILEA senza gara e con affidamento diretto.

Va ricordato anche che TECNO HABITAT è una delle società che ha redatto il primo progetto di CONVERSIONE COGENERATIVA (il progetto di teleriscaldamento per intenderci)

Non vogliamo insinuare nulla, per carità, pero ci sembrava giusto portarlo a conoscenza e riteniamo che sarebbe stato preferibile che l’analisi di ricaduta fosse eseguita da una società terza.

Netto e negativo anche il tono dell'intervento del consigliere Mauro Dell'Oro, tra i più fermi contestatori del forno inceneritore di Valmadrera:

Da questa analisi epidemiologica risulta un eccesso significativo per il tumore al fegato, un eccesso dei più esposti verso i meno esposti.

Addirittura nei più esposti si evidenzia che, la probabilità di ammalarsi di tumore al fegato è più che doppia!
E le donne sono le più impattate!

Più avanti si afferma che questi risultati non sono recepibili in quanto “non sono presenti in letteratura studi, condotti con una metodologia adeguata per la valutazione dell’esposizione che riportino, in modo consistente, un’associazione causale tra le patologie epatiche e le emissioni di un inceneritore.”

Che tradotto significa: che non ci sono lavori recenti basati su studi di ricaduta adeguati che abbiano evidenziato la correlazione tra inceneritori e tumori al fegato.

Io ho evidenza, invece, che così non è...

Il 3 maggio 2018 all’università degli studi di Brescia si è tenuto il convegno:

---SALUTE e AMBIENTE---

nel quale è intervenuto anche un famoso Medico, laureato e specializzato in epidemiologia ed igiene.

La slide della sua relazione dal titolo: --INCENERITORI E SALUTE--- Sono scaricabili da internet.

Nei principali studi epidemiologici di questa relazione viene illustrato lo studio di Elliot, uno studio eseguito su 72 forni inceneritori che dimostrò l’eccesso di rischio mortalità per tumori, anche del FEGATO, sui residenti vicini a questi 72 impianti.

Viene illustrato anche un altro studio che risale al 2011. Lo studio RANZI, eseguito nell’area di FORLÌ.

Questo è un recente e moderno studio italiano in cui è stata approntata la modellistica ambientale di ricaduta.
Come si evince dalle mappe infatti, alcune zone vicine all’impianto di incenerimento sono a bassa ricaduta, mentre altre zone limitrofe sono ad alta ricaduta.

Anche in questo studio, come si legge appunto sulla slide, si rilevano “eccessi di rischio osservati nelle sole donne per tutti i tumori, FEGATO compreso.

Mi sono dimenticato di dirvi che il medico, l’esperto in materia che ha esposto queste slide, è ENNIO CADUM, lo stesso Ennio Cadum del Comitato Scientifico della nostra analisi epidemiologica.

Questi studi, di fatto ci indicano che esiste un legame tra inceneritori e tumori, in particolare per il tumore al fegato.
Emerge anche, che le donne sono le più vulnerabili e più impattate.

ORA LO SAPETE... è scritto nero su bianco in queste tre slide che deposito agli atti.

In qualità di padre, prima ancora che di eletto, non posso nascondervi la mia infinita preoccupazione.

Signori Sindaci, voi non passerete alla storia per il numero di volte che siete diventati Primi Cittadini, ma per quello che avete fatto durante gli anni in cui avete amministrato, quello che avete fatto o NON avete fatto per i Valmadreresi,

per le generazioni future,
per la qualità della vita e la salute dei nostri figli che sono la Valmadrera del futuro.

A fronte di quanto esposto, a mio parere, il Primo Cittadino dovrebbe essere il PRIMO a preoccuparsi”.

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