Liberazione Silvia Romano, Valsecchi: «Lasciatela in pace, insultarla è disumano»

L'assessore e fondatore di Les Cultures ha ricordato il sequestro-lampo di Anna Anghileri avvenuto nel gennaio 2008 in Mali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Lasciatela in pace per favore! 
Insultare Silvia Romano non è solo incivile, ma anche disumano. 
Voi non sapete un bel nulla di quello che succede, non avere la benché minima idea di cosa vuol dire essere sequestrati da terroristi che pongono le loro condizioni e ti senti impotente e inerme, cercando di assecondare ogni loro desiderio pur di restare vivi.
Lo dico a tutti questi leoni da tastiera, tutto il giorno online, che nemmeno una pandemia devastante ha rinsavito.

Chiedete ad Anna Anghileri, allora presidente di Les Cultures cosa vuol dire essere rapite, fatte prigioniere, stare a subire condizioni assurde sotto la minaccia di un mitra che continua ad avvicinarsi alla tua testa, dove pretendono di tradurre il Corano e di leggere e ripetere i versetti cercando di non sbagliare perché ne andrebbe della tua vita. 
Purtroppo Daniele Scaramelli non può più raccontare quei momenti di terrore del 3 Gennaio 2008, ma Anna, Paola, Giosuè, Miriam e la delegazione che era con loro possono ancora farlo, possono portare la testimonianza perché l'hanno vissuta in prima persona. Daniele nel frattempo ci ha lasciato ed era stato proprio lui nella delegazione ad essere scelto a fare da interprete in quei momenti concitati dai terroristi di Al Queda ed era tornato scosso, come tutti gli altri, da quella esperienza.

La cooperazione internazionale di Les Cultures guidata da Anna in quell'epoca era in Mali, nel villaggio di Araouane, per una delle tante missioni umanitarie dell'associazione che ha promosso la realizzazione di tante scuole per i bambini tuareg, l'orto nel deserto e laboratori per le donne. Dopo mezz'ora dalla loro partenza da Araouane vennero assaliti dai terroristi di Al Queda e lì iniziò la loro odissea fatta di minacce di morte, di aggressioni verbali e psicologiche, un calvario che finì fortunatamente 24 ore dopo anche grazie ad un componente maliano del gruppo di riferimento di Les Cultures che disse ai terroristi «io sono musulmano, ma se uccidete loro o gli fate del male dovrete uccidere anche me».

Voi che polemizzate su Silvia non sapete nulla. A me é bastato sentire la voce di Anna per capire cosa stava succedendo: «Ci hanno rapiti Corrado e abbiamo bisogno che intervenga l'Ambasciata al più presto!». Nel cuore della notte telefonate alla Farnesina dove, grazie a Dio, il sottosegretario agli Affari Esteri era il mio fraterno amico Donato Di Santo, che mobilitò l'Ambasciatore di Dakar che aveva giurisdizione anche in Mali. E da lì telefonate frenetiche e di panico fino a quando Anna mi ha comunicato che erano tutti in salvo e sarebbero rientrati in Italia appena possibile, dopo 24 ore di terrore.

Questa vicenda del rapimento fu resa pubblica mesi dopo per paura che i terroristi facessero del male ai volontari in mali di Les Cultures e se la prendessero con la povera gente tuareg delle scuole o dei laboratori. Prima di parlare riflettete! Se non sapete nulla di quello che succede o può succedere é meglio stare zitti. E per favore lasciate in pace Silvia. Grazie.

Corrado Valsecchi 

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