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Domenica, 26 Giugno 2022

Opinioni

Matteo Bonacina

Giornalista LeccoToday LeccoToday

Centro storico

Quello di Andriy era un finale (?) già scritto ed evitabile

L'arresto del senzatetto ucraino è arrivato al termine di una lunga escalation di fatti che fanno rima con degrado

Cronaca. Nella tarda serata di lunedì 23 maggio in centro Lecco si verifica l'aggressione ai danni di un lavoratore di 29 anni, responsabile dell'"Hemingway" di piazza XX Settembre, che da un momento all'altro si ritrova con una sedia lanciata sulla testa, un pugno sferrato su una scapola e la necessità di dover essere ricoverato in ospedale, dove gli viene diagnosticato un trauma cranico che si rivela essere fortunatamente non grave. Nel frattempo Andrij, palesemente ubriaco e con una denuncia per l’inottemperanza al Daspo emesso dal Questore di Lecco, rimane sulla pubblica piazza e torna a creare dei disordini all'interno del medesimo locale, poi affronta fisicamente i poliziotti, provocando lesioni ai tre agenti, e viene arrestato per i reati di resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale.

Il senzatetto 50enne, in questo biennio passato da Tso senza esito e percorsi dei servizi sociali, rimarrà in carcere almeno fino al prossimo 13 giugno, quando si terrà la prossima udienza all'interno del Tribunale di Lecco. Prima, domani, il Tribunale di Milano lo giudicherà per la tentata rapina, con tanto di aggressione a colpi di bottiglia contro il proprietario, perpetrata a novembre 2020 ai danni di un esercizio pubblico di via Amendola, seguita da un'altra aggressione ai danni dei poliziotti sopraggiunti in difesa del kebabbaro. Il giudice del Tribunale di Lecco lo condannò alla pena di due anni e quattro mesi, con conseguente rimpatrio in Ucraina una volta scontata la pena: condanna espiata in parte e che ha portato a una recente richiesta di ricovero in una struttura idonea di cura, anche vista la protezione internazionale di cui godono i cittadini arrivati dalla nazione europea. Fine della cronaca.

Un problema sottovalutato

Siamo sinceri? Pensavamo che la situazione degenerasse ulteriormente ben prima, perchè questo finale, sempre che si tratti effettivamente dell'ultimo atto, era stato ampiamente previsto e preannunciato. Le testimonianze di residenti e commercianti erano quotidiane e allarmanti, ma era ben nota anche la situazione di disagio vissuta dai dipendenti di Ufficio turistico e Palazzo delle Paure, talvolta costretti trincerarsi all'interno. Giusto far presente che qualcuno di questi, anche pubblicamente, ha tentato di smorzare i toni della questione, ma parliamo di una minoranza veramente sparuta. Quella di Andrij, che di quell'angolo di piazza XX Settembre aveva fatto il proprio regno basato sul degrado, è una situazione di profondo disagio interiore che, però, ha tenuto letteralmente in scacco il centro città per mesi interi. Ne hanno fatto le spese tutti: lui stesso, semplici cittadini, lavoratori nel senso omnicomprensivo del termine (forze dell'ordine comprese), un sistema economico che cerca costantemente di ampliare la fetta d'introiti derivanti da un afflusso turistico indubbiamente in crescita anche su questa sponda del Lario.

Tra venerdì 20 e domenica 22 sono arrivate circa 40mila persone in quella zona, attratte da un evento di grande richiamo come il mercato europeo che ha prodotto un indotto importante anche in favore degli esercizi commerciali che quotidianamente offrono i propri servizi agli utenti. Vedere compagnie, bambini compresi, molestate a ripetizione durante l'orario di pranzo, aperitivo, cena o post (è successo anche noi) ci ha fatto anzitempo pensare al titolo di questo editoriale. Di fatto queste righe erano solo da mettere nero su bianco già da giorni, visto che di segnalazioni ne abbiamo raccolte a vagonate anche solo durante gli ultimi giorni.

Quella di Andrij è una situazione tanto triste quanto sottovalutata, rimpallata tra i vari enti pubblici del territorio: finirà in una comunità che cercherà di aiutarlo a risolvere i problemi di alcolismo? Speriamo, ma nel frattempo sono stati gettati al vento due anni, che hanno portato la situazione ad aggravarsi giorno o dopo giorno, fino a quella che, di fatto, è stata un'aggressione all'arma bianca ai danni di un giovane che, come tanti altri prima di lui, si è messo in mezzo per evitare l'ennesima fuga dei clienti, il motore dell'attività economica di chi spende migliaia di euro di affitto ogni mese per un locale affacciato su quello che rimane il salotto buono della città. Da qui al 13 giugno (almeno) il centro di Lecco tornerà a vivere nella normalità: e poi? Chi ha tempo non aspetti tempo.

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