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Domenica, 3 Luglio 2022

Opinioni

Matteo Bonacina

Giornalista LeccoToday LeccoToday

Centro storico

Nameless e ResegUp dicono che ci sappiamo fare, ma...

I due eventi, agli antipodi, dimostrano che il territorio lecchese sa eccellere anche nell'organizzazione di questi appuntamenti. Ma sarà una trasformazione lunga, da compiere senza fretta

Ventimila appassionati (al giorno) di ogni età da una parte, 1.122 partecipanti di ogni età dall'altra. Nameless Music Festival e ResegUp ci dicono sostanzialmente due cose: che i lecchesi ci sanno fare anche quando organizzano eventi di cartello, non la vocazione primaria della nostra terra, e che per costruire un richiamo di un certo livello servono anni di lavoro, investimenti e programmazione, fatti con una dose di coraggio supplementare dopo i due anni che abbiamo passato e non vediamo l'ora di metterci definitivamente alle spalle. L'eco di quanto è stato portato a termine una settimana or sono si sente ancora forte: per la fortunata kermesse musicale, indotto stimato di sette milioni di euro, è già iniziata una prima vendita dei biglietti in vista dell'edizione 2023, mentre l'"effetto ResegUp" è qualcosa che si tende a vedere nel lungo periodo.

Ovviamente prendiamo i due eventi a puro scopo illustrativo: sul territorio vengono proposte altre manifestazioni musicali (o culturali) e sportive capaci di attrarre professionisti di fama internazionale e di altissimo livello, ma è indubbio che quelli appena citati siano anche quelli che, almeno al giorno d'oggi, abbiamo una capacità attrattiva superiore alla media. Di fatto sono diventati dei movimenti in grado di richiamare anche l'attenzione della stampa nazionale. Eventi di natura privata che danno grande lustro a un territorio intero.

Una lunga trasformazione, senza fretta

Rappresentano due tra gli spot migliori anche a livello turistico, una vocazione che il territorio lecchese sta cercando di trovare a tutti i costi, talvolta cadendo in fallo e perdendosi in quelle che, solo all'apparenza, sono le piccole cose. Guardando al capoluogo, si vede una città in grande trasformazione dal punto di vista urbanistico: di grandi aziende, nel tessuto urbano, se ne contano sempre meno per una miriade di motivi e non sarà il quarto ponte a risolvere il cronico problema infrastrutturale. Di realtà come la Sae ci sono rimasti ricordi, monumenti di ferro, un po' di macerie e qualche capannone abbandonato, eppure sono pezzi di quella che è stata una storia pluricentenaria e va preservata in maniera concreta. Aspettiamo anche l'apertura dell'Ostello della Gioventù di San Giovanni, inizialmente programmata per Pasqua, che dovrebbe fare da punto di raccolta per quanto riguarda la fascia più giovane dei turisti.

Lecco sa come si fa a essere appetibile, le iniziative private lo dimostrano a ripetizione, ma servono lo stesso tempo e la stessa programmazione mirata. Senza dimenticare chi siamo sempre stati: vecchia e nuova vocazione possono convivere sotto lo stesso tetto e l'ingrossarsi del flusso turistico deve avvenire in maniera graduale, non necessariamente esponenziale. L'esempio di Bellano, dove lo sviluppo dell'Orrido convive con il recupero dell'ex Cotonificio Cantoni, è lì da vedere: anni e anni di lavoro per concentrare le migliori peculiarità del paese a 360°.

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