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Sabato, 2 Dicembre 2023

Matteo Bonacina

Giornalista LeccoToday

Lecco=Tino Magni, il nodo al pettine del taglio dei parlamentari

La tanto attesa legge varata dopo il referendum del 2020 ha fatto sentire i propri effetti: il florido territorio lecchese può appoggiarsi solamente sullo storico esponente della sinistra

Il taglio dei parlamentari ora ha fatto vedere l'altra faccia della medaglia. La riforma approvata l'8 ottobre del 2019 è passata dal referendum popolare il 20 e il 21 settembre 2020: "sì" espresso dal 69,96% dei votanti. Un plebiscito, quasi. Gli effetti economici ci sono stati, ma non si tratta di nulla di straordinario: passare da 630 a 400 deputati mantiene nelle casse dello Stato circa 53 milioni ogni anno, la riduzione da 315 a 200 senatori permette si risparmiare 29 milioni. Totale 82 milioni di euro lordi, 57 netti, per ogni anno di legislatura: si tratta dello 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. Un conto è tagliare il costo legato ai parlamentari, un altro sarebbe farlo con i costi inutili e gli sprechi della politica, ben altro paio di maniche.

Elezioni e taglio dei parlamentari

Queste elezioni politiche anticipate ci hanno messo di fronte un problema mai portato alla luce dai 71 firmatari del progetto di legge poi diventato esecutivo: quello della rappresentatività. L'esito delle consultazioni, invece, ce lo sbatte in faccia in tutta la sua forza: il florido territorio lecchese ha praticamente perso tutta la propria forza politica in seno al Parlamento, ora lasciata nelle mani del solo Tino Magni, volenteroso ex operaio e sindacalista classe 1947 alla prima esperienza di questa portata che dovrà farsi carico di tutte le criticità che riguardano queste latitudini. La Lecco-Bergamo in primis, raccontata passo-passo dal predecessore Gian Mario Fragomeli, che però rappresenta solo la punta dell'iceberg.

Tra l'altro Magni è entrato in Senato da "ripescato" grazie alla larga vittoria ottenuta da Ilaria Cucchi nel collegio uninominale di Firenze, altrimenti saremmo pure rimasti a bocca asciutta. Non ce ne voglia Michela Vittoria Brambilla, ma l'essere stata candidata da indipendente nella roccaforte di Gela, paracadutata al pari di Maurizio Lupi nel collegio lecchese, non lascia pensare a un grande impegno profuso in favore del suo territorio di nascita e formazione, anche visto il 99.19% di assenze collezionato prendendo come campione le 11.780 votazioni elettroniche dei governi che si sono succeduti tra 2018 e 2022. Paracadutati che si sono moltiplicati in ogni dove e hanno cancellato anche i nomi di validi parlamentari che hanno servito i territori di appartenenza ed elezione.

In un sol colpo abbiamo perso, invece, il sopracitato Fragomeli, i leghisti Paolo Arrigoni, Roberto Ferrari e Antonella Faggi, mentre il comasco Alessio Butti, candidato a Lecco anche nel 2018 e inserito nel "nostro" listino plurinominale per il Senato, continuerà a rappresentarci sotto l'egida di Fratelli d'Italia, primo partito per (grande) distacco del Paese. Magari riuscirà a portare a compimento la storia infinita della nuova Caserma dei Pompieri. E senza dimenticarci c'è nel 2026 avremo gli occhi del mondo addosso con le Olimpiadi, con tutto il sovraccarico che riguarderà le infrastrutture.

Intanto un grande "in bocca al lupo" a chi avrà il compito di fare da solo il lavoro che prima veniva portato avanti da quattro persone diverse: un po' pochino, non trovate?

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