«Viva la Resistenza, Viva il 25 Aprile, Viva l'Italia!»

Il messaggio del sindaco di Lecco, Virginio Brivio, per il 72° anniversario della Liberazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Cari concittadini,

Vi scrivo a pochi minuti dalla conclusione delle celebrazioni in città per il 72° anniversario della Liberazione. Una manifestazione molto partecipata, che ci ha visto sfilare in corteo dalla chiesa della Vittoria fino al Monumento di Largo Montenero per la commemorazione dei Caduti della Lotta di Liberazione. Da lì poi, ci siamo riuniti in Sala Ticozzi dove sono stati letti i discorsi ufficiali mio, del prefetto di Lecco Liliana Baccari, del consigliere delegato della Provincia di Lecco, Luigi Comi e di Giuseppe Resinelli dell'Anpi provinciale di Lecco.

Oggi ci siamo riuniti per celebrare il 72°anniversario della Liberazione, festa nazionale della Repubblica Italiana, nella quale affondano le nostre radici democratiche, il nostro essere un popolo libero, il nostro essere italiani ed europei.

Un appuntamento importante, che va oltre il semplice rito o la banale retorica, ma che ci deve spingere a riflettere intensamente e profondamente sui valori di liberà e democrazia, di pace e fratellanza, che proprio oggi necessitano di una convinta difesa e una necessaria presa di coscienza.

Oggi non possiamo limitarci a rivivere quel capitolo buio della storia che ha stravolto la fisionomia del nostro Paese, spazzato via la vita dei nostri fratelli con le leggi razziali e cancellato il rispetto e della dignità della persona. La storia insegna, ed è doveroso mantenere vivo il ricordo di chi ha dato la vita per la nostra Patria, tramandando il passato alle giovani e future generazioni. A questo proposito il mio pensiero, come credo quello di tutti voi, non può non andare a Pino Galbani, che della trasmissione ai giovani dei valori democratici e antifascisti ha fatto la sua ragione di vita. Ma guardare solo al passato, volgendo lo sguardo da un'altra parte rispetto a ciò che di altrettanto sanguinario sta avvenendo nel mondo, ci renderebbe complici di un nuovo processo di indifferenza verso la violenza, verso il sopruso, verso il terrore.

Il 25 Aprile assume oggi un significato ancora più denso e sempre più profondo. Non dobbiamo chiudere gli occhi, non dobbiamo accettare che la nostra libertà, così faticosamente conquistata, venga limitata dallo spettro della paura: la libertà va difesa ogni giorno. La vita umana va difesa ogni giorno. Il mio pensiero corre perciò a Parigi, e ancora prima, a Berlino, a Londra, a Nizza e a tante altre città e Paesi da cui provengono, ormai al ritmo di un bollettino quotidiano, notizie drammatiche di stragi di innocenti. Che siano città europee o Paesi più lontani da noi, geograficamente o culturalmente, poco dovrebbe importare. Le nostre coscienze non possono e non devono assuefarsi di fronte alle atrocità commesse nei confronti di queste popolazioni, di qualunque etnia, fede religiosa o convinzione politica. Il terrorismo colpisce, ferisce le coscienze e cerca subdolamente di cambiare le nostre vite, limitando i principi di libertà e democrazia. Eppure possiamo vincerlo, convintamente, con la forza dei nostri valori di unità e democrazia, indelebili nel nostro Dna di cittadini italiani.

Quest'anno ricorre un altro anniversario importante per le nostre vite, il 60° anno dalla firma dei Trattati di Roma e la conseguente nascita dell'Unione europea. Un momento che si lega indissolubilmente al 25 Aprile. E' giunto il tempo di smettere di ragionare e agire come singoli, convinti che i nostri diritti personali valgano di più di quelli del nostro vicino. Torniamo a quel momento, rispolveriamo il pensiero dei Padri costituenti e i sentimenti di comunità che si fusero in quella che oggi chiamiamo Europa. Nella convinzione che non sia solo un'area geografica indicata dai contorni su una cartina, ma uno scrigno di valori universali. Non possiamo permetterci che il sentimento di odio che siamo riusciti a debellare con la perdita di centinaia di migliaia di vite umane dei nostri militari, di partigiani, di giovani e donne, faccia prepotentemente ritorno.

Anche con questo spirito di condivisione, del voler arrivare lì dove l'altro fa più fatica, in un grande e pacifico abbraccio, stiamo portando avanti una rinnovata idea di Amministrazione. Un'Amministrazione in cui non c'è un leader che cala le proprie scelte dall'alto, ma in cui si attivano processi democratici di ascolto, confronto e partecipazione attiva dei cittadini che vivono e amano la propria città. Ed è straordinario vedere che c'è fermento in città, che tanti sono i lecchesi che si stanno prendendo cura di quello che è il "Bene Comune" della Comunità stessa. Insieme, abbiamo intrapreso un cammino che eredita dal nostro passato il senso del fare, del mettersi a disposizione di un bene collettivo più grande, secondo i valori che siamo qui oggi a celebrare e mantenere vivi.

Eppure, non vogliamo essere ciechi: l'animo umano è capace di atrocità inenarrabili che tendono a infiltrarsi al minimo tentennamento. E' quello che sta succedendo, ad esempio, in Cecenia, dove centinaia di omosessuali sono detenuti in un campo di concentramento e sottoposti a torture, senza che l'opinione pubblica, né le forze politiche internazionali, stiano urlando a squarciagola, fermatevi!

Come non pensare poi in queste ore a Gabriele Del Grande, la cui vicenda di privazione di libertà e diritti ha giustamente indignato e mobilitato le nostre coscienze, arrivando a un lieto, ma non scontato, epilogo; a Giulio Regeni, barbaramente ucciso in Egitto, per cui si chiede ancora verità; alle tante persone, religiose o laiche, private della propria libertà in molte parti del mondo.

Attacchi terroristici che fanno più o meno notizia a seconda della "spettacolarità" con cui sono organizzati e della distanza dalle nostre vite personali, Lager che passano quasi sotto silenzio, libertà imbavagliate. Di fronte a questo credo sia necessario domandarci cosa significhino oggi "Resistenza" e "Liberazione".

Resistenza. E' impegno, attivismo, protagonismo a tutti i livelli. Dall'altro lato, la desistenza è passività, rassegnazione, accettazione. Credo che nessuno di noi oggi possa arrendersi di fronte a ciò che sta succedendo nel mondo, ma anche nel Paese confinante con il nostro, fino ad arrivare alla nostra città e al quartiere in cui viviamo. Ognuno di noi ha il dovere di ricercare e attivare i più potenti antidoti in grado di neutralizzare le tossine iniettate nelle nostre vite, prima che queste abbiano un effetto senza ritorno: indifferenza, diffidenza, risentimento e odio verso l'altro da noi. La Resistenza era ed è un movimento di popolo spontaneo che cresce dal basso ed è alimentato da tutti noi. Ogni piccolo gesto, ogni piccolo passo si trasforma in un'onda inarrestabile, molto più forte di chi ci dice di stare alla finestra lasciando vincere la paura.

Libertà. Viviamo in un Paese libero grazie a chi 72 anni fa lottò per abbattere il regime nazi-fascista. E oggi ci sentiamo più che mai liberi: liberi di scegliere, di confrontarci, di viaggiare e, in un circolo quanto mai vizioso, persino di limitare la libertà altrui. Però – come scriveva Piero Calamandrei – "la libertà è come l'aria: ci sia accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica". Libertà, quindi, oggi più che mai, non è sentirsi liberi di fare quel che si vuole, ma condividere, partecipare, mettere in circolo idee ed energie. Nuova linfa vitale che guarda al futuro con coraggio, senza dimenticare mai da dove proveniamo. Proviamo, tutti, a far sì che non si arrivi davvero a sentire la mancanza di un sentimento che ci appartiene da sempre.

Noi siamo i figli, i nipoti, i pronipoti di chi ha lottato per restituirci un mondo migliore. Siamo i figli, i nipoti e i pronipoti di chi è morto per ideali che oggi vanno custoditi gelosamente e fatti crescere con amore. Siamo i testimoni della lotta per la libertà che nel 1974 valse alla Città di Lecco la Medaglia d'argento al Valor Militare consegnata nel 1976 dall'allora Presidente della Camera dei Deputati Sandro Pertini a cui abbiamo intitolato il Centro civico di Germanedo. Siamo tutti discendenti delle sorelle Rina, Angela, Erminia e Carlotta Villa protagoniste attive nel movimento partigiano lecchese durante la seconda guerra mondiale, il cui nome dallo scorso venerdì campeggia all'entrata del Centro civico di Olate. Siamo tutti figli del 25 Aprile e non lo affermiamo solo oggi in occasione del 72° anniversario della Liberazione, ma lo sosteniamo ogni giorno, con iniziative che si protraggono durante tutto l'anno e che coinvolgono l'Amministrazione e tanti cittadini che, attraverso le proprie testimonianze, ci aiutano ad allargare, simbolicamente e non, il Museo della Resistenza lecchese.

Perché la nostra Città e i nostri cittadini non dimenticano. Ognuno di noi, nella sfera privata e pubblica, a scuola e nel lavoro, in famiglia e con gli amici, sia baluardo dei valori incommensurabili di libertà, pace e democrazia, da sventolare con fierezza proprio come oggi sventolano le bandiere della nostra amata Patria.

Viva la Resistenza, Viva il 25 Aprile, Viva l'Italia!

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