Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca Cernusco Lombardone

Truffe su pacchetti turistici e finti rimborsi: agenzia viaggi lecchese finisce nei guai

La sede legale è a Cernusco Lombardone, mentre quelle operative sono localizzate a Bologna e Asti

Pacchetti turistici inesistenti, accordi commerciali con alberghi compiacenti per ottenere rimborsi sui pagamenti che non andavano a buon fine, acquisto di biglietti con strumenti di pagamento non idonei e tour operator lasciati con conti non saldati tramite bonifici poi revocati. E' questo quanto emerso dall'operazione 'Fake Travel' della Guardia di finanza di Bologna, che ha portato all'arresto di due persone e a un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 500 mila euro riconducibili ad altri 3 indagati, residenti a Asti, Milano e Roma, per i reati di truffa, indebito utilizzo di carte di credito, simulazione di reato e autoriciclaggio. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip Roberta Dioguardi.

L'indagine partita da Cernusco Lombardone

L'indagine, diretta dal pm Antonella Scandellari e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, vede al centro un'agenzia di viaggi con sede legale a Cernusco Lombardone, in provincia di Lecco, con sedi operative a Bologna e Asti. Gli elementi raccolti durante le indagini hanno portato alla luce innumerevoli truffe perpetrate dagli indagati che, attraverso sofisticati stratagemmi legati prevalentemente alla vendita di biglietti aerei e pacchetti turistici a privati, hanno messo a punto un collaudato meccanismo fraudolento, estremamente redditizio, volto a trarre in inganno numerosi clienti. In particolare, è stato accertato l'invio a vari tour operator di ricevute di bonifici bancari, poi revocati, allo scopo di ottenere l'indebita erogazione di servizi turistici: nel dettaglio, gli operatori turistici truffati, che avevano chiesto all'agenzia di provvedere al pagamento con carta di credito, si sono in realtà visti corrispondere quanto dovuto tramite bonifici bancari che, una volta ottenuti voucher e altri documenti di viaggio, gli indagati provvedevano puntualmente a revocare.

Pacchetti turistici inesistenti

E' stata inoltre accertata la vendita di pacchetti turistici inesistenti: al riguardo, sono state raccolte numerose denunce da parte di soggetti che, a fronte del versamento di ingenti somme per il soggiorno in lussuosi e attraenti resort su isole esotiche, una volta giunti a destinazione hanno purtroppo scoperto di essere stati truffati. Tra le vittime del tour operator figurano anche istituti bancari: gli indagati, infatti, hanno simulato la stipula di un accordo commerciale con un albergo, compiacente, consistente nella fornitura di servizi di ospitalità che, benché inesistenti, sono stati pagati con carte di credito. L'agenzia provvedeva poi a disconoscere sistematicamente tali transazioni al fine di ottenerne il rimborso del controvalore dagli istituti bancari gestori delle carte di credito, per un importo complessivo di 100 mila euro circa. Ma la truffa più rilevante ha riguardato la sottoscrizione di contratti di fornitura di biglietteria aerea con agenzie munite di licenza Iata, grazie ai quali gli indagati hanno ottenuto le 'chiavi di accesso' necessarie per poter acquistare biglietti per conto dei clienti finali.

Possesso e fabbricazione di documenti falsi

Con queste credenziali, l'agenzia finita nel mirino degli inquirenti ha acquistato biglietti aerei, attraverso il gestionale Iata, ha incassato il prezzo dei titoli di viaggio dagli acquirenti finali, ma successivamente ha inserito nella piattaforma di acquisto informatizzata strumenti di pagamento non idonei (vale a dire carte di credito incapienti, revocate o clonate). Gli ingenti costi dei biglietti dovuti alle compagnie aeree ricadevano in tal modo sulle ignare agenzie licenziatarie Iata, uniche chiamate a rispondere nei confronti delle stesse compagnie. Nel corso della perquisizione eseguita a Milano, uno degli arrestati è inoltre risultato in possesso di un falso documento di identità, probabilmente utilizzato per rendersi irreperibile dinanzi alle continue e pressanti richieste di rimborso da parte dei truffati che, nel tempo, hanno interessato anche il tg satirico "Striscia la Notizia". L'indagato è stato quindi deferito all'autorità giudiziaria anche per il reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

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