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Giovani e alcol, interviene l'Asl: "Abitudini pericolose sottovalutate dagli adulti"

Gli specialisti del Servizio nuove dipendenze lanciano l'allarme: "L'alcol va considerato al pari delle droghe"

Alcol e giovani, l'allarme stavolta arriva dall'Asl: dopo l'episodio dello scorso sabato, in cui una 17enne è finita in ospedale in gravi condizioni per intossicazione etilica dopo una notte di eccessi, l'ufficio del Servizio prevenzione e cura delle nuove dipendenze interviene per ricordare come l'alcol sia da considerare una sostanza psicoattiva al pari delle droghe, e quindi vada assunto tenendo conto dei rischi che comporta.

«Da professionisti della salute riteniamo di dover esprimere le nostre riflessioni  - si legge in una nota diffusa dall'Asl -nella speranza che siano tenute in considerazione e possano servire ad una valutazione critica su eventi come quello di sabato scorso,  che incentivano l’utilizzo di una sostanza psicoattiva, senza tenere conto dei rischi connessi».

L'alcol, spiegano da corso Carlo Alberto, anzitutto non è una sostanza "a rischio zero": «Le principali agenzie di Salute, tra cui l’OMS, hanno decretato che non esiste un uso quotidiano di alcol privo di rischi, ed hanno stabilito precisamente le quantità  a “basso rischio”, applicabili in base all’età per chi sia in buono stato psicofisico, non assuma farmaci né sia in condizioni particolari come gravidanza, allattamento, guida e altre mansioni che richiedano attenzione». Nel dettaglio si tratta di una unità (ovvero 12 grammi di alcol) per i ragazzi fra i 18 e i 20 anni, gli over 65 e le donne tra i 20 e i 64 anni, e 2 unità per gli uomini tra i 20 e i 64 anni. Un esempio di quali bevande contengano la quantità giusta, è nella tabella sottostante:

unità alcol asl-2

«Questa quantità non è solo correlata alle patologie croniche che evolvono nel corso degli anni, o all’eventuale sviluppo di dipendenza - spiegano dall'Asl - ma anche all’effetto psicoattivo della sostanza, che si registra anche a piccole quantità, in grado di produrre alterazioni che possono condurre a condizioni pericolose per la vita, quali il coma etilico. Indicazioni che valgono a maggior ragione se si considera l’età delle persone a cui è rivolta l’iniziativa di sabato, e cioè i giovani. Il divieto alla vendita e somministrazione di alcolici ai minorenni, ribadito nel 2013 dal decreto Balduzzi, e spesso non rispettato, si fonda su basi scientifiche secondo cui il completamento dello sviluppo cerebrale avviene addirittura oltre il compimento della maggiore età».

«Come Servizio specialistico impegnato anche in ambito preventivo,  ci sentiamo davvero impotenti  di fronte a un territorio che, nonostante precise indicazioni, propone come “buone” iniziative di questo tipo - è la riflessione degli specialisti - senza  preoccuparsi della tutela della salute dei propri cittadini, specialmente di quelli più giovani e vulnerabili  e neppure delle conseguenze sociali. Ci riferiamo per esempio all’Atto di indirizzo che la Prefettura nel 2011 aveva inviato a tutte le Amministrazioni, ai responsabili delle manifestazioni e ai gestori degli esercizi pubblici per prevenire i rischi connessi all’abuso di sostanze alcoliche in occasione di manifestazioni o feste e che recitava “Azioni di prevenzione sui rischi alcol correlati per un codice etico di comunità”». 

«Da addetti ai lavori sappiamo bene che il bere è ancora un’abitudine appresa prima di tutto in famiglia, dove l’alcol non è considerato una sostanza psicoattiva ma un alimento, un ingrediente fondamentale per accompagnare e “sancire” le feste, le occasioni, le tappe della vita - si legge ancora nella nota - Troppe volte assistiamo alla superficialità del mondo degli adulti (famiglie, allenatori, educatori …) che sottovaluta i rischi del consumo di alcol, giustificando il bere, proprio e degli altri, come un comportamento “normale”, culturalmente accettabile e parte di uno stile di vita».

«Vorremmo invitare in particolare gli adulti a prendere coscienza anzitutto che l’alcol, seppur legale, è una sostanza psicoattiva al pari delle droghe, rispetto ad alcune anche più potente e a riflettere sul proprio rapporto con la sostanza, sul proprio modello  educativo, sui propri ruoli e responsabilità ed infine richiamare i ragazzi ad una cultura del divertimento, non dello sballo».

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