Brianza, "caso Candy": nessuna soluzione per i trecento dipendenti a rischio

Lo stabilimento di Brugherio - ad ottobre - ha ridotto la produzione, delocalizzata all'estero

(foto di repertorio)

Il "caso Candy" non ha - ancora - soluzione. L'azienda di elettrodomestici brianzola - ad ottobre - ha ridotto la produzione nel sito di Brugherio e - in data 13 aprile 2016 - non è noto quale futuro attende i 373 dipendenti in esubero, molti dei quali provenienti dalla Brianza lecchese.

Ieri, si è tenuto - a Roma - un incontro tra azienda, sindacati e istituzioni per trovare un'intesa sui tagli annunciati - nei mesi scorsi - in seguito alla presentazione del nuovo piano industriale da parte del marchio.

«I rappresentanti della proprietà hanno richiamato i contenuti del piano industriale, che propone una stabilizzazione dei volumi prodotti a Brugherio in circa 300.000 pezzi all'anno ed una serie di importanti investimenti per rendere più efficiente la struttura produttiva del sito di Brugherio, dove in questo momento azienda e sindacati hanno concordato l'avvio di una sperimentazione innovativa su una linea produttiva - ha riassunto, a MonzaToday, il sindaco di Brugherio - con questi numeri di produzione e nonostante gli investimenti, non vengono però meno gli esuberi, quantificati in circa 300 unità».

I rappresentanti dell'azienda hanno confermato che le linee fondamentali del piano di sostenibilità non sono mutate (quindi: investimenti di processo e di prodotto per 15/20 milioni di euro, stabilizzazione di volumi produttivi di circa 300mila pezzi l'anno, esubero di circa 300 unità sugli attuali 550 addetti).

I sindacati - di contro - si sono opposti al taglio del personale e hanno sottolineato la necessità di recuperare i volumi produttivi delocalizzati all'estero per rilanciare il sito di Brugherio, sollecitando i vertici aziendali a «rivedere le scelte contenute nel piano di sostenibilità e tradurlo in un piano industriale che ricollochi lo stabilimento dentro le priorità del Gruppo».

«Pur apprezzando l'impegno sugli investimenti da parte dell'azienda e la disponibilità del Ministero e della Regione a valutare ulteriori risorse pubbliche da destinare a progetti di innovazione, la delegazione della Fiom ha sottolineato la preoccupazione per un piano di sostenibilità decisamente insufficiente a garantire una prospettiva di lungo periodo. Infatti il piano dimezzerebbe l'occupazione dentro una prospettiva di ridimensionamento e semplificazione della produzione a Brugherio che, negli impegni originari, veniva indicata in 450.000 pezzi/anno», spiegano - in una nota - i rappresentanti sindacali.

Nel mese di maggio è in programma un altro incontro tra le parti, nel quale - si spera - si trovi una soluzione definitiva al "caso".

«I rappresentanti della proprietà hanno ribadito che il cuore dell'azienda resta a Brugherio - ha detto ancora il sindaco Troiano a MonzaToday - se è davvero così, è il momento di dimostrarlo concretamente».

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