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Carnevale senza alcol, insorge anche la federazione pubblici esercenti

Durissimo il presidente Caterisano: rispetteremo le regole, ma il vero problema sono i vandali, non l'alcol

Anche i pubblici esercenti lecchesi protestano contro l’ordinanza che vuole la sospensione della vendita di alcolici nella serata di carnevale, sabato 21 febbraio, e che sta facendo discutere l’ambiente politico e l’opinione pubblica cittadina.

A nome dei gestori di bar e locali interviene Marco Caterisano, presidente di Fipe Confcommercio: «Per primo ci dispiace venire a conoscenza di questa ordinanza solo a tre giorni dall’evento e tramite i media, senza nessuna comunicazione ufficiale. Prendiamo atto e rispetteremo ovviamente le regole imposte, anche se speriamo di poter trovare con le autorità competenti una soluzione alternativa nonostante i tempi ristretti. E’ evidente che questa limitazione potrebbe comportare una perdita importante d’incasso».

«Molti dei locali  da noi rappresentati - prosegue Caterisano - avevano già di fatto organizzato serate a tema con un investimento che, alla luce della decisione del Comune, diventa difficilmente ammortizzabile. 

«Oltre alla tempistica, anche la metodologia non ci convince e ci costringe a fare delle riflessioni, soprattutto considerando l’atteggiamento sempre collaborativo e teso alla prevenzione mostrato gli scorsi anni dai pubblici esercizi» aggiunge il presidente degli esercenti, ricordando le chiusure anticipate con la piazza ancora piena di persone.

«Questa ordinanza sul blocco delle vendita di alcolici a mezzanotte non è corretta né per i possibili avventori, che non ci risulta siano tutti ubriaconi nè persone non in grado di tener un comportamento non troppo esuberante, né per chi lavora e immancabilmente subirà un mancato incasso. Non è possibile rovinare la serata per colpa di una manciata di “disturbatori” che tutti gli anni si ripresentano (ma non sono frequentatori abituali di questa zona ) e che immancabilmente vengono lasciati agire senza essere poi puniti», denuncia duramente Caterisano.

«Se il proibizionismo non ci sembra una grande arma per evitare queste situazioni, va anche considerato che una zona così ampia sarà difficilmente controllabile. Con in più la beffa legata al fatto che le attività in zone limitrofe alla “area vietata” potranno beneficiare di questa situazione: se acquisto la bottiglia in un bar di viale Turati o di corso Martiri posso farlo anche se poi vado a ubriacarmi in centro? Senza dimenticare che, essendo un evento che richiama  molta gente, diversi giovani arrivano con le bottiglie nello zaino (magari acquistate nel pomeriggio al supermercato)». 

La questione, secondo il presidente di Fipe, non si può risolvere andando a inficiare il lavoro dei pubblci esercizi: «Riconosciamo l’esistenza di un problema sociale legato all’alcool, ma non possiamo essere ritenuti responsabili di un aspetto etico-educativo che andrebbe insegnato in altre sedi e non da un barista, anche se spesso molti locali mostrano un certo impegno».

Non va giù a Caterisano nemmeno l’immagine che in città sia diffusa la “cultura” dell’eccesso alcolico e delle risse: «È un’immagine falsa e che distorce la realtà. Mi risulta che sopratutto nel centro storico, anche grazie al gran lavoro di selezione effettuato dai locali, questa non sia un affermazione condivisibile, in quanto gli episodi sopra descritti risultano essere più che sporadici. Episodi che sicuramente esistono in qualche bar non devono diventare un problema generalizzato e imputabile  a chi, ed è la stragrande maggioranza, fa bene il suo lavoro». 

«Dopo avere vissuto professionalmente almeno 15 Carnevali in piazza - conclude Caterisano - mi sento di affermare che ho sempre trovato molto più imbarazzante e fastidioso vedere bande di centinaia di ragazzini con uova, schiuma da barba  e smacchiatori vari andare in giro indisturbati, nonostante i divieti, a imbrattare chiunque e qualsiasi cosa in pieno centro, anche davanti alle forze dell’ordine senza che queste abbiano mai sequestrato una bomboletta. Con il risultato di vedere attività commerciali chiudere per l’impossibilita di lavorare, di impedire alle normali famiglie di godersi una giornata di festa, e con la situazione più fastidiosa, capitata svariate volte, di anziani completamente ricoperti di schiuma da barba, costretti a rifugiarsi in qualche negozio o bar. I negozi storici conoscono bene questa situazione, e le innumerevoli telefonate al comando dei vigili testimoniano questa situazione». 

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