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Passi avanti per la caserma dei pompieri. Secchi (Delegato USB): «Stop ai facili entusiasmi, procedura ancora lunga»

Il delegato dell'Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco lecchesi critico dopo il via libera della Conferenza: «Ora via con il progetto? C'era già quello del Politecnico. Pensavamo fosse la svolta, ma ci sbagliavamo»

 

No al facile entusiasmo. Del resto, dopo vent'anni di pressanti richieste, è logico che i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Lecco ne abbiano piene le tasche di aspettare la costruzione della loro casa. Si, perchè lo stabile di piazza Bione è lo stesso costruito negli Anni Cinquanta; lo stesso, per intenderci, che per tre decenni ha ospitato il Distaccamento del Comando Provinciale di Como, quando il il personale in servizio era di poche unità e non delle 17-19 persone di oggi. Chi meglio di Orazio Secchi, pompiere di lunga data e delegato dell'Unione Sindacale di Base (USB) ci poteva raccontare l'inizio e lo svolgersi di questa lunga epopea? «Passeranno ancora tanti anni prima di avere una nostra caserma - racconta Secchi -, quindi c'è poco da essere entusiasti della notizia arrivata dalla Conferenza dei Servizi. Non è una vittoria».

Dal tavolo della Prefettura, infatti, è arrivato il "via libera" dopo l'analisi dei carotaggi effettuati un anno fa dal tecnico del Ministero e dall'Arpa: le analisi hanno dato l'agibilità all'Area Spettacoli adiacente al centro sportivo "Al Bione"; come conseguenza, inizia ora la fase della progettazione vera e propria. Un'ulteriore perdita di tempo, ci permettiamo di dire: ad agosto 2017 era stato reso pubblico il progetto che si era aggiudicato il concorso d'idee del Polo lecchese del Politecnico di Milano. Un'iniziativa che andrà a vuoto: il bando, infatti, passerrà dal sito istituzionale dell'Ordine degli Architetti di Lecco, mentre quanto composto dagli studenti dell'Università verrà, di fatto, scartato. Un'ulteriore lungaggine in un processo infinito e andato oltre ogni ragionevole attesa.

«Pensavamo che quella fosse stata la svolta - ci spiega con amarezza Secchi -, ma ci sbagliavamo. Oggi siamo costretti a fare autonomamente la manutenzione della struttura, mentre i mezzi d'intervento ci passano a malapena dalle colonne che delimitano il garage. Per spiegarmi meglio, gli autisti devono perdere tempo a ritrarre ed estrarre gli specchietti a ogni chiamata. Siamo l'unico Comando italiano a non avere una caserma propria». E l'imbarazzo continua.

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