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Incendio del "Ciclamino", gli imputati non possono essere accusati di omicidio colposo

Per l'accusa, la donna rimasta intrappolata nel ristorante ha deciso deliberatamente di rientrare nel locale in fiamme

Svolta nel processo per il rogo della pizzeria "Ciclamino park" di Crandola Valsassina, nel quale morì Rosa Invernizzi: i due imputati non possono essere giudicati per omicidio.

Questo è ciò che ha affermato in udienza, ieri 2 dicembre, il vice procuratore onorario Mattia Mascaro: Roberto Floreano, marito della vittima, e Maurizio Beri, che vendette e installò nel ristorante la stufa a pellet da cui sarebbe partito l'incendio, possono essere considerati responsabili solo del rogo, dato che fu Rosa Invernizzi a voler rientrare nel locale andato a fuoco.

La donna, infatti, dopo essere scappata fuori dalla pizzeria come le altre persone coinvolte, la mattina dell'incendio, ha deciso volontariamente di tornare dentro il locale, forse per recuperare denaro o altro: lì, però, è rimasta uccisa dal calore e dal fumo. In altre parole, se fosse rimasta fuori con gli altri, si sarebbe salvata.

Secondo il vice procuratore, dunque, sarebbe venuto a mancare "il nesso causale tra l'incendio e il decesso della donna". L'accusa ha comunque chiesto una condanna a 8 mesi per entrambi gli imputati, che devono comunque rispondere di incendio colposo. Il legale dell'immobiliare proprietaria dello stabile, costituito parte civile assieme ai figli di Floreano e Invernizzi, ha chiesto anche un risarcimento di 670mila euro.

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