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Lecco, scatta il piano "salva stalle"

L'allarme: negli ultimi 11 anni nel Lecchese ha chiuso un allevamento su quattro

In tutta la Lombardia scatta, oggi, il piano "salva stalle" previsto per gli allevamenti lombardi che non saranno più coperti da contratti per il ritiro del latte, dopo la scadenza del patto di Natale sul prezzo.

Il piano, ideato da Regione, Coldiretti Lombardia e cooperativa Virgilio di Mantova, prevede che quest'ultima, nei prossimi 3 mesi, assorba circa 90mila quintali di latte in esubero rispetto al collocato e li trasformi in UHT (a lunga conservazione) da destinare al mercato e alla reti di intervento sociale della Regione Lombardia.

«Un dispositivo che ha visto l'impegno in prima persona di Coldiretti e che coinvolge un settore chiave per la nostra regione - evidenziano Fortunato Trezzi, presidente dell'organizzazione agricola lariana ed egli stesso allevatore, unitamente al direttore Raffaello Betti - si tratta di un'esperienza pilota che può essere un buon punto di partenza per un ragionamento più ampio sia dal punto di vista geografico che di quello delle realtà coinvolte».

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, sottolinea come «l'operazione non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento in prima persona della Regione e della Virgilio che ha dimostrato ancora una volta di essere schierata dalla parte più virtuosa del mondo cooperativo. Al tempo stesso Regione Lombardia, grazie all'assessore Gianni Fava e al Presidente Roberto Maroni, si è mossa con grande senso di responsabilità sociale per il bene comune e con la capacità di aderire a soluzioni vantaggiose per tutti. Credo sia una strada da valutare anche in altre realtà italiane».

L'obiettivo – spiega Coldiretti Como-Lecco – è mettere al sicuro un sistema che produce il 40% del latte italiano, dove lavorano direttamente almeno 15 mila persone, ma che viene messo a rischio dal crollo del prezzo del latte alla stalla sotto i 36 centesimi al litro: un settore strategico per il territorio lariano, che va tutelato in una situazione di crisi: «negli ultimi 11 anni – spiegano Trezzi e Betti – nelle due province lariane ha chiuso un allevamento su quattro (-24,9%, da 385 del 2004 a 289 del 2015 ) con una maggiore incidenza nella provincia di Lecco (-36,5%) che, a livello regionale, è seconda solo alla provincia di Sondrio (-48,8%) per numero di allevatori che hanno gettato la spugna».

Negli allevamenti la situazione è precipitata a un anno esatto dalla fine delle quote, che coincide con la scadenza dei contratti che ha scatenato una nuova guerra del latte. Di fronte ad una crisi senza precedenti, gli allevatori si sono dati appuntamento sabato 2 aprile, dalle 9.00 di mattina in via Trento 4, di fronte al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, a Udine in Friuli: la porta di ingresso in Italia di centinaia di milioni di chili di latte stranieri, anche come trasformati e semilavorati industriali, che vengono spacciati con l'inganno come Made in Italy. Nell'occasione sarà presentato il dossier "Quote latte, un anno dopo" che fotografa la difficile situazione della fattoria Italia: saranno anche smascherati gli inganni di cagliate e polveri che passano i confini per diventare mozzarelle e formaggi italiani, illustrate le ultime novità europee e dati consigli per acquisti consapevoli.

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