«Coronavirus al "Mandic", niente di vero. La bambina non rientrava nella casistica del Ministero»

Nella serata di venerdì il Pronto Soccorso era stato evacuato per ragioni di sicurezza, ma già nella mattinata di sabato era stata smentito il possibile contagio

Prende posizione l'Asst Lecco dopo il caso che, nella serata di venerdì, ha agitato l'opinione pubblica. Poche ore fa, infatti, il Pronto Soccorso dell'ospedale "Leopoldo Mandic" di Merate è stato evacuato per un presunto caso di coronavirus, caso già rientrato nella mattinata di sabato. Già in via informale, infatti, era stato spiegato che la bambina era stata colpita da una semplice influenza di stagione.

«Coronavirus a Merate, la spiegazione»

Il reparto Comunicazioni Esterne ha così spiegato cos'è accaduto a Merate e ha ribadito le direttive del Ministero per quanto riguarda il virus nato in Cina:

Ieri sera presso l’Ospedale Mandic di Merate è stata visitata una bambina italiana affetta da febbre ma in buone condizioni cliniche. Era stata in contatto nei giorni precedenti con una bambina cinese asintomatica, da poco rientrata dalla Cina. Questa circostanza ha creato inizialmente un po’ di allarme, subito rientrato dopo che una attenta anamnesi ha permesso di ricostruire correttamente la storia.

Alcune considerazioni su quanto accaduto: la bambina fin da subito non rientrava nelle categorie previste dalla definizione di caso del Ministero della Salute che – è importante ribadirlo – prevedono la valutazione di persone con una storia di recente viaggio in Cina (negli ultimi 14 giorni) e che presentino una sintomatologia febbrile accompagnata da interessamento delle vie aeree. Nel caso in questione la bambina non aveva le caratteristiche suddette ed è stata quindi dimessa.

Secondo aspetto di rilievo: i medici di medicina generale e i pediatri di famiglia dovrebbero attenersi strettamente ai protocolli regionali e non inviare casi sospetti in PS ma contattare direttamente i centri di malattie infettive identificati dalla Regione. Un’ultima considerazione: l’allarme diffuso in questi giorni non deve creare una irragionevole diffidenza verso le persone di nazionalità cinese.

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