Imprenditore brianzolo: «Necessario il blocco totale delle nostre imprese»

L'appello di un industriale al premier Conte: «Scelta dolorosa ma solo così potremo uscirne il meno ammaccati possibile». I sindacati: «Si sospendano le attività non indispensabili»

L'emanazione del nuovo Decreto del governo, con la decisione di lasciare aperto il comparto produttivo in questo momento di grave crisi per l'epidemia di Covid-19, ha portato a numerose reazioni. Pubblichiamo di seguito quella di un imprenditore brianzolo (che per rispetto dei suoi dipendenti ha chiesto di rimanere anonimo), dei sindacati e di Rifondazione Comunista. Il tenore è sempre il medesimo: sdegno e stupore di fronte a un'occasione, persa, per chiudere tutto e tutelare la salute dei lavoratori.

«Caro presidente, non ci faccia scegliere il minore dei mali» 

Caro Presidente, apprezziamo i Suoi sforzi nel cercare di risolvere questa pandemia che sta colpendo tutti noi in maniera diretta. Siamo tutti desiderosi di contribuire unanimamente alla risoluzione di questa situazione nel minor tempo possibile e con i minori danni economici. Per questo siamo concordi con la Sua decisione di chiudere tutte le attività commerciali non essenziali. Come imprenditore però non posso ignorare la salute mia e di tutti i miei collaboratori, che viene prima di qualsiasi interesse economico. Come può un'azienda chiudere alcuni reparti, come si può lavorare in sicurezza e a un metro di distanza? Questo purtroppo non è sempre possibile. È chiaro che per poter davvero salvaguardare la salute di tutti e fermare la pandemia è necessario un blocco totale delle nostre imprese, produzione compresa. Sarà sicuramente un grande sacrificio, per noi, per il Paese intero (considerato anche il peso della Lombardia sulla produzione totale) ma è sicuramente la scelta migliore per uscirne il meno ammaccati possibile. Solo così avremo la possibilità di ripartire ancora più forti e volenterosi di prima. Allora questo sforzo ulteriore per il bene nostro e del Paese intero lo chiediamo a Lei che ha l'autorità di farlo. Se così non fosse saremmo costretti a una scelta: chiudere e perdere i nostri clienti oppure restare aperti e rischiare che tutti i nostri collaboratori vengano intaccati dal virus? Spero non ci lasci nella situazione di dover scegliere "il minore dei mali". Certo in una Sua collaborazione, La ringrazio per quanto sta facendo e Le faccio il mio più grande in bocca al lupo. Cordialmente

Cgil, Cisl e Uil Lombardia: «Iniziative per il rispetto delle norme igienico-sanitarie»

 Le segreterie di Cgil Lombardia, Cisl Lombardia e Uil Milano e Lombardia nella giornata di oggi hanno emanato un comunicato congiunto, che pubblichiamo di seguito.

In questi giorni abbiamo sostenuto prima la salute e riteniamo che anche oggi, in presenza dell'ultimo Dpcm, questa sia l’assoluta priorità. Aver scelto, come ha fatto il Governo, di far prevalere le ragioni economiche, seppur con alcune limitazioni del tutto insufficienti a fronteggiare l'emergenza sanitaria, rispetto alla prioritaria tutela intransigente e certa della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, lasciando di fatto al sistema delle imprese il giudizio finale su cosa e come produrre, sia un errore. 

Non di meno il sindacato deve agire sulla leva del "favorire gli accordi tra le parti sociali", prevista dal Dpcm; per questo da subito abbiamo chiesto che la Cabina di regia regionale sia il luogo utile a favorire gli accordi per una significativa riduzione delle attività produttive nella nostra regione, tenuto conto sia dell'emergenza sanitaria che delle attività indispensabili e di pubblica utilità, nonché della definizione concordata di quali siano le dotazioni strumentali e i presidii di massima sicurezza e le modalità organizzative che ogni impresa deve garantire a garanzia della salute dei lavoratori, in mancanza delle quali è obbligata la sospensione dell'attività. 

Così come è indispensabile che le Rsu/Rsa e le categorie territoriali, che sono al fianco di lavoratori e lavoratrici, attivino da subito in ogni azienda confronti ed iniziative per il rispetto rigido delle norme igienico-sanitarie e di protezione, anche finalizzate al rallentamento e alla sospensione delle attività produttive che risultano con tutta evidenza non indispensabili in questa fase di emergenza. 

Continuare ad affermare che la tutela della vita e della salute degli operai, impiegati, lavoratori e lavoratrici di ogni settore è la assoluta priorità, che ci sono tante attività non indispensabili in una situazione grave com'è quella attuale, che è necessario un grande atto di responsabilità collettiva, sono i principi a cui ispirarsi per rilanciare un'idea di Paese e di comunità civile.

Rifondazione Comunista: «Vergognosa logica del profitto, ora sciopero generale» 

«Il decreto appena varato dal Governo lascia ancora una volta l'amaro in bocca, si è persa un'altra occasione per mettere veramente in sicurezza tutti i lavoratori. Confindustria dopo le enormi pressioni fatte alle istituzioni ha ottenuto ciò che voleva, cioè la facoltatività di chiusura delle fabbriche in Lombardia così come in tutta Italia. È indispensabile la necessità di tenere aperte le aziende» si legge in una nota rilasciata dal presidente di confindustria Lombardia Marco Bonometti. Non ci sono parole di fronte a chi, anche in una situazione di forte emergenza sanitaria, antepone la logica del profitto a quella della salute di migliaia di lavoratori, che questa mattina con forte angoscia si sono dovuti recare in fabbrica. Lavoratori che continueranno a rischiare di contrarre il virus o di farsi male e intasare ospedali già al collasso. Vergogna! Ora si attivino subito le organizzazioni sindacali proclamando uno sciopero generale! 

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Andrea Torri, segretario Rifondazione Comunista Lecco

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