Dervio, il sindaco: «Danni per un milione e mezzo. Ringrazio i cittadini, hanno capito l'emergenza»

Stefano Cassinelli si è trovato a gestire la catastrofe a quindici giorni dalla sua elezione. «Il momento peggiore? Il ponte della ferrovia era ancora attivo e temevo crollasse per la piena»

Un'immagine odierna del disastro a Dervio

«Se c'è una cosa che so fare è organizzare le cose nel momento peggiore: per questo sono convinto che con i miei collaboratori abbiamo fatto un buon lavoro».

Una catastrofe di questa portata, quando sei sindaco da due settimane, rischia di schiacciarti. Stefano Cassinelli, che per anni queste calamità le ha raccontate nella veste di cronista, ieri a Dervio ha gestito l'emergenza esondazione del Varrone come il più navigato degli amministratori. Eppure la realtà parla di danni per milioni di euro, 800 cittadini evacuati per mezza giornata, una notte passata a lavorare per far sì che i servizi di prima necessità tornassero a funzionare in paese. In mezzo a tutto questo, una comunicazione tambureggiante con i cittadini attraverso i social network (post di aggiornamento, e spesso consigli pratici, ogni ora) e con i rappresentanti dell'informazione.

Maltempo. Esondazione del fiume Varrone, evacuazione a Dervio

«Questa è stata la parte più facile, visti i miei trascorsi professionali da giornalista - spiega Cassinelli a Lecco Today - Ci siamo impegnati tutta la giornata di mercoledì, e anche la notte scorsa, non ho dormito un minuto: siamo stati in Comune e per strada per parlare con i cittadini, per accertarci che fossero ripristinati per tutti servizi basilari come ad esempio l'erogazione della corrente».

Ieri a Dervio c'è stata una grande risposta del territorio.

«Diverse centinaia di persone. Una trentina di Carabinieri e circa cinquanta vigili fuoco, i volontari di Protezione civile, il Soccorso Bellanese, la Croce rossa di Colico. Ho chiamato chiunque conoscessi, grazie anche ai rapporti costruiti negli anni da giornalista, chiedendo di darci una mano: la risposta avuta anche dagli altri paesi è stata eccezionale».

Qual è stato il momento peggiore dell'emergenza?

«Quando con l'ingegner Valsecchi della Provincia di Lecco cercavo di fare chiudere la ferrovia, ma Rfi voleva mandare i propri tecnici a verificare. Guardavo le immagini del ponte inondato dalla piena del Varrone e i treni che ancora passavano, e avevo una paura tremenda che crollasse».

Fine dell'emergenza: gli sfollati di Dervio rientrano nelle loro abitazioni

La Prefettura originariamente voleva evacuare tutto il paese.

«Avremmo dovuto sfollare 2.500 persone più i turisti, impossibile. Il piano di emergenza prevedeva zone di raduno ma è saltato perché le emergenze erano più grandi. Abbiamo allestito un campo all'Oasi del Viandante, fuori dall'eventuale esondazione del Varrone per il possibile cedimento della diga di Premana, e poi anche a Colico e Bellano. I cittadini hanno capito subito e si sono recati là con i propri mezzi. Poi, quando abbiamo avuto l'ok per la fine dell'emergenza, abbiamo continuato a mettere a disposizione gli autobus per rientrare nelle case. La gente ha capito che non avevamo alternative e ha risposto presente».

Avete fatto una stima dei danni?

«Sì. Circa 400mila euro per il Comune, un milione per i privati. Ottenere lo stato di emergenza sarà fondamentale. Ho incontrato ieri l'assessore regionale Massimo Sertori e mi ha garantito che sarà un'emergenza C, per cui le risorse dovrebbero esserci».

Il lavoraccio, naturalmente, non si è esaurito oggi e non si esaurirà a breve. Mentre terminiamo l'intervista - strappata al volo in uno dei pochi ritagli - il sindaco è chiamato a gran voce dai Vigili del fuoco per raggiungere un'altra zona del paese colpita dal disastro. Per Dervio sarà un periodo complicato. Ma la reazione è stata immediata.

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