Lecco per il Donbass, l'appello alle istituzioni "perchè la violenza non uccida la solidarietà"

La scorsa notte sui muri dell'oratorio di San Giovanni sono comparse scritte di minaccia rivolte agli organizzatori dell'evento solidale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Questo giovedì sera, all'oratorio di San Giovanni, si sarebbe dovuta svolgere una raccolta fondi di beneficenza, in solidarietà alle popolazioni del Donbass, la regione al confine tra Ucraina e Russia dove si sta continuando a combattere una guerra civile. Vittorio Rangeloni, il ragazzo di Lecco che si trova in quelle zone come reporter e che sta organizzando gli aiuti umanitari in loco, sarebbe stato in collegamento via Skype per portare una testimonianza concreta di ciò che sta succedendo in quel territorio.

Purtroppo però ci siamo trovati di fronte al fatto che la madre degli idioti è sempre incinta: nella notte, alcuni sbandati, che si crede depositario della verità e della giustizia della violenza, così come i loro amici neonazisti ucraini di Pravy Sektor, ha imbrattato, con insulti e minacce di morte, i muri dell'oratorio dove si sarebbe dovuta svolgere l'iniziativa.

Dopo un incontro con il parroco, intimidito con metodi che tanto ricordano quelli mafiosi, si è deciso di comune accordo che sarebbe stato il caso di rinviare l'iniziativa, vista l'impossibilità di garantire la sicurezza e la serenità necessarie allo svolgimento di una manifestazione che avrebbe coinvolto famiglie, bambini e anziani.

Ora, vandalizzare un luogo di aggregazione sociale che mette semplicemente a disposizione una sala, già denota il livello di queste "persone" che ritengono di agire nella notte, coperti dalle tenebre, in virtù di qualche legittimazione tutta loro, che evidentemente li autorizza a cercare di sabotare un'iniziativa di beneficenza.

Ciò che più ci amareggia, al netto delle "minacce" nei nostri confronti che ci lasciano del tutto indifferenti, è che qualcuno, nel 2015, in un Paese civile, in una tranquilla e operosa città si permetta di intimidire e utilizzare i metodi della paura e della violenza per impedire un'iniziativa, arrivando a minacciare chi semplicemente avrebbe messo a disposizione un luogo per consentire un'opera di carità; un'iniziativa di raccolta fondi benefica, per comprare cibo e coperte a asili e orfanotrofi in quella regione martoriata dalla guerra.

Se vogliamo continuare a chiamarci Paese civile non possono essere accettate né tollerate intimidazioni che ricorrono alla paura e alla violenza per impedire eventi di questo tipo, tenendo in ostaggio la città! Altrimenti sarebbe davvero l'anarchia.

Chiediamo quindi alle Istituzioni, al Questore Ioppolo, al Prefetto Baccari e in particolare al Sindaco Brivio, se davvero vogliamo continuare a pensare di vivere in una civiltà libera, di prendere nettamente le distanze da queste azioni e di sostenerci nell'organizzare un'altra raccolta fondi: perché la violenza non uccida la solidarietà.

Nonostante tutto non ci fermiamo, nei prossimi giorni verranno comunicati la nuova data e il nuovo luogo dell'evento.

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