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Donbass, torna a parlare Vittorio: "Combatto senza usare le armi"

Il giovane 24enne di Barzio è impegnato sul fronte ucraino come reporter per LNR Today

Torna a parlare Vittorio Rangeloni, 24enne di Barzio che da tempo è impegnato in Donbass, nel bel mezzo della guerra tra ucraini e filorussi. Il giovane lecchese si trova al fronte dallo scorso maggio, quando è stata forte in lui la voglia di trasmettere all'Occidente le informazioni su quanto sta succedendo in una terra devastata da bombe e fucili; lui, a differenza degli altri miliziani, combatte con l'uso della parola: lavora infatti per LNR Today, l'agenzia del ministero dell'Informazione della Repubblica Popolare di Lugansk.

"Il genocidio della popolazione del Donbass per mano ucraina mentre il mondo restava a guardare mi ha toccato parecchio - dichiara Vittorio a "Il Giornale" Qui ho trovato gente che combatte solo per avere la pace e la stabilità nella propria terra, a difesa delle proprie case e della propria cultura che era stata messa in serio pericolo. Da parte mia, chi lotta per la libertà, merita supporto oltre che un po' di invidia, visto che anche in Italia ce ne sarebbe bisogno. Ma questo è un altro discorso."

Andare in quella zona senza armi "fisiche" può essere un rischio, ma le motivazioni sono forti: "Tanti scrivono a 2mila chilometri di distanza da qui e spesso mentono spudoratamente, per cui ho ritenuto che trasmettere quello che vedo con i miei occhi, senza nessun filtro, sarebbe potuto essere un buon contributo per questa guerra". 
Il conflitto ha "prodotto", dall'aprile del 2014 ad oggi, 8mila morti e quasi 18mila feriti: un massacro.

Cos'è che colpisce di più Vittorio? "La cosa che però mi tocca maggiormente è la dignità delle persone. Persone a cui non è rimasto nulla, ma vivono ugualmente con fiducia nel futuro. Qualche settimana fa, abbiamo visitato un rifugio sotterraneo di una vecchia fabbrica a Pervomaysk, dove, da oltre un anno, sotto terra continuano a vivere decine di persone che non hanno più una casa. Tra gli ospiti del rifugio, ho incontrato parecchi bambini che, nonostante la loro precaria situazione, vogliono studiare, vogliono giocare ed avere una vita spensierata come i loro coetanei. Ma non possono."

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