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Il terreno sfruttato da Edilnord al Bione (Google)

Il terreno sfruttato da Edilnord al Bione (Google)

Bione, la Edilnord rischia di chiudere perché l'area potrebbe andare alla caserma dei pompieri, e il titolare denuncia: "Ingannati dal Comune"

Angelo Musolino, titolare dell'azienda, denuncia: l'amministrazione non ha rispettato gli accordi presi con noi

La querelle tra i vigili del fuoco e il Comune di Lecco riguardo l'area del Bione destinata alla costruzione della nuova caserma si trascina ormai da mesi, da quando il festival Nameless ha dovuto "traslocare" a Barzio, fino alla manifestazione dei giostrai di ieri 25 marzo, che ha bloccato le strade del centro città per alcune ore.

Una situazione che, però, rischia di coinvolgere e inficiare l'attività della Edilnord, azienda di scavi e movimento terra che ha la sfortuna, in questo momento, di sorgere nell'area confinante a quella che dovrà ospitare la caserma dei pompieri: stando a quanto denunciato da Angelo Musolino, titolare di Edilnord, una porzione del terreno che l'azienda sfrutta, di proprietà demaniale, è stato concesso dal Comune alla caserma senza che l'imprenditore ne venisse avvisato, nonostante avesse già dichiarato la propria disponibilità a trovare una soluzione idonea, e nonostante fossero già in corso le procedure necessarie per avere dal Demanio la concessione dell'area, su cui Edilnord paga già comunque la tassazione prevista.

«Abbiamo scoperto il fatto perché abbiamo visto arrivare i vigili del fuoco per dei sopralluoghi - racconta Musolino, raggiunto telefonicamente - un'amministrazione non può comportarsi in questo modo, rompendo per interesse accordi già presi e all'oscuro del cittadino. Anche i vigili del fuoco sono vittime della situazione, perché quell'area gli è stata destinata dal Comune (durante il mandato di Antonella Faggi, ndr), che però adesso si sta mascherando dietro le giostre e i giostrai per attaccare loro».

«È imbarazzante che si nasconda un problema tra istituzioni servendosi esclusivamente dei privati, i giostrai oggi, e le aziende limitrofe e i cittadini domani - afferma ancora il titolare di Edilnord, già pronto a passare alle vie legali per risolvere la situazione - in questo modo rischio la chiusura dell'azienda, con tutte le conseguenze per i miei dipendenti e per le 700 imprese che servo sul territorio».

«Sono indignato - aggiunge Musolino, annunciando anche che condurrà la sua battaglia in modo pubblico, per la maggiore trasparenza possibile - Indignarsi non è antipolitica, tutti i cittadini dovrebbero mobilitarsi per l'interesse generale. Non voglio che i miei diritti civili vengano calpestati, e qui si tratta di diritto al lavoro. Dobbiamo sostenere  lo Stato, non pagarne passivamente le spese».

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