Buon compleanno Repubblica!

Un estratto dalla newsletter 23 del sindaco di Lecco, Virginio Brivio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

La retorica è sempre in agguato davanti ai ricordi e alle celebrazioni, ma io credo che la Festa della Repubblica non rischi di cadere nella logica delle cerimonie, ripetitive e ampollose, perché ha in sé ancora valori inalienabili e soprattutto duraturi.

La scelta repubblicana, come si sa, nacque nel periodo post bellico e la spuntò sulla monarchia dopo una sfida all'ultimo voto. Di lì in poi si sono succeduti Governi al ritmo di uno all'anno: questo per dire che la Repubblica in sé non garantisce né la buona politica né il buon governo, ma resta il pilastro della nostra democrazia insieme a quella carta costituzionale che, nelle sue varie parti, ne descrive forma e sostanza. Stiamo vivendo un clima politico particolarmente acceso che potrebbe essere infuocato per il solleone, non per un'inesistente campagna elettorale nel tempo delle ferie. E mi piace sottolineare come l'equazione Repubblica-democrazia non sia un artificio, ma l'essenza del nostro Stato, la premessa perché alla parola democrazia si accompagni quella della libertà. Difficile pensare a un sistema democratico più garante del nostro essere individui dentro la comunità. Poi, purtroppo, le applicazioni, le interpretazioni, le traduzioni nel concreto, spesso aprono dei vulnus nel sistema e a volte generano conflitti, esaltano primati secondo le stagioni e non sempre ci si ricorda che la teoria dei corpi separati è un valore fondamentale, ancorché siano corpi che comunicano e non che si fanno la guerra più o meno sotterranea.

Festa della Repubblica Italiana, cioè legata a una Nazione, a un popolo con un'identità e qui non c'è enfasi che tenga: proprio nel villaggio globale vanno difese le peculiarità dei singoli Stati, senza muri e senza pretese autarchiche e protezionistiche, ma consapevoli che l'Italia è uno dei Paesi con maggiore esportazione di prodotti (secondo in Europa solo alla Germania) e perciò può anche permettersi delle "importazioni", che non possono e non devono però significare la mortificazione delle nostre eccellenze e peculiarità.

Ma in questo giorno voglio concludere con un richiamo al cittadino, che mi pare consono per un sindaco, nel senso che è lui il protagonista della Repubblica nelle sue espressioni istituzionali. Che altro è il Comune se non una parte di Stato, che altro è il cittadino se non il centro della comunità nazionale e insieme il soggetto principe di quella tensione civica che aiuta un popolo a crescere e argina, se non evita, il rischio di altre allarmanti tensioni che abbiamo conosciuto da vicino?

E se retorico devo essere per una parola dico allora "Viva la Repubblica Italiana!"

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