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Sabato, 20 Aprile 2024
La sentenza

Caso camici, prosciolto il presidente della Lombardia Attilio Fontana

I giudici hanno decretato che “il fatto non sussiste”

“Il fatto non sussiste”. Il presdiente di Regione Lombardia Attilio Fontana è stato prosciolto dalle accuse di frode in pubbliche forniture, il cosiddetto caso camici. Il governatore Attilio Fontana ha visto cadere le accuse nelle scorse ore con la sopracitata sentenza dei giudici: stessa sorte per le altre 4 persone raggiunte dall'accusa di frode in pubbliche forniture per il caso dell'affidamento nell'aprile 2020 da parte della Regione di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75mila camici e altri dpi a Dama, società del cognato Andrea Dini.

Lo ha deciso il gup di Milano Chiara Valori. Il giudice, prosciogliendo tutti e 5 gli imputati con il "non luogo a procedere perché il fatto non sussiste" (motivazioni tra 15 giorni), ha deciso che non è necessario un processo nemmeno per lo stesso Dini, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex dg e dirigente di Aria, centrale acquisti regionale, e per Pier Attilio Superti, vicesegretario generale della Regione. 

Qual era l'accusa

Secondo l'accusa, in base al contratto del 16 aprile 2020 Dama avrebbe dovuto fornire 75mila camici e altri 7mila set di dpi per un importo di 513mila euro. Quando emerse il conflitto di interessi (la moglie di Fontana aveva il 10% di Dama), gli indagati avrebbero tentato "di simulare l'esistenza" dall'inizio "di un contratto di donazione" per lo meno per i 50mila camici già consegnati e la restante parte, 25mila 'pezzi', non arrivò più ad Aria. Da qui l'accusa di frode in pubbliche forniture.

Nessun illecito né penale né civilistico, è, invece, la tesi dei difensori del presidente lombardo, Jacopo Pensa e Federico Papa, bensì una fornitura che si è trasformata in donazione e che ha consentito a Regione Lombardia "di risparmiare 513 mila euro". La tesi è stata poi accolta dal gup. Riguardo al ritocco del capo di imputazione, Pensa aveva già osservato che i pm "hanno fatto un altro autogol, perché se uno continua a modificare vuol dire che fa fatica a crederci". Fontana ha convocato una conferenza stampa per le 18.30 di venerdì.

Fontana prosciolto: le reazioni

“Il proscioglimento di Fontana non ne cancella l’inadeguatezza. La vicenda giudiziaria si chiude qui, non così quella politica, sulla quale rimane il nostro giudizio nettamente negativo che ci aveva portato a presentare in Aula la mozione di sfiducia. Fontana ha mentito ai lombardi, cercando di nascondere un pasticcio dai contorni molto imbarazzanti, basti pensare al bonifico compensativo dal conto svizzero. Per noi Fontana non era adeguato prima e non lo è ora, tantomeno lo sarà domani se la Lega e il centrodestra decideranno di ricandidarlo”. A dichiararlo per il Pd lombardo il segretario regionale Vinicio Peluffo e il capogruppo in Regione Fabio Pizzul alla notizia del proscioglimento del presidente Fontana per la vicenda del contratto d’acquisto di camici dall’azienda del cognato e della moglie, poi trasformato in donazione.

“Il Pd si deve vergognare, hanno infangato un galantuomo per due anni, attaccandolo mentre la Lombardia soffriva. Si vergognino e chiedano scusa”. Così il vicecapogruppo del carroccio al Pirellone Andrea Monti ha commentato la notizia, attaccando gli avversari politici: “Adesso però chiedo che il Pd di Regione Lombardia torni in Aula Consiliare al Pirellone con una mozione di scusa. Non lo deve solo alla Maggioranza e al Presidente. Lo deve ai lombardi”.

“In alcun caso la decisione del Giudice avrebbe modificato il giudizio politico sull’inadeguatezza mostrata da Fontana e dal centrodestra tutto durante il corso della pandemia e, più in generale, durante l’intero mandato. Ora anche il centrodestra e Salvini dovranno tornare a credere nel loro governatore, permettendogli di ricandidarsi e misurarsi con il giudizio dei cittadini lombardi ai quali adesso spetta scrivere la sentenza, su questa stagione politica”: così, infine, il capogruppo del Movimento Cinque Stelle, Nicola Di Marco, in merito alla decisione del Gup di Milano.

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