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Formigoni in carcere: l'ex governatore della Lombardia condannato a 5 anni e 10 mesi

Condanna definitiva dopo sei ore di camera di consiglio in Cassazione. L'accusa è di avere favorito in Regione gli ospedali Maugeri e San Raffaele in cambio di beni e favori. Questa mattina si è presentato al penitenziario di Bollate

Roberto Formigoni è in carcere. Il "Celeste" si è costituito nella mattinata di oggi, venerdì, presentandosi alla casa circondariale di Bollate con il proprio legale. 

Giovedì, dopo quasi sei ore di camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno reso definitiva la condanna per l'ex presidente della Regione Lombardia, riducendo la pena a cinque anni e dieci mesi per l'accusa di corruzione in relazione alle vicende Maugeri e San Raffaele: l'accusa è di aver favorito questi ospedali in Regione in cambio di favori e beni.

Il sostituto pg Antonio Lamanna, titolare del fascicolo, ha emesso l'ordine di esecuzione della pena. Formigoni, 71 anni, non potrà godere della detenzione ai domiciliari concessa agli over 70 poichè è esclusa per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione

Il pg: «Baratto della funzione pubblica»

Ad avviso del pg, da parte di Formigoni c'è stato un «sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della Maugeri, un baratto della funzione». Il pg ha anche ricordato che la corruzione ha riguardato un giro di oltre 61 milioni di euro e circa 6 milioni di utilità sono arrivati «in vari flussi e forme» a Formigoni. Per questo, ha concluso, la condanna a 7 anni e mezzo in Appello (ben più alta di quella del primo grado che era stata di sei anni) è da confermare: «Tenuto conto - ha aggiunto Birritteri - del suo ruolo e con riferimento all'entità e alla mole della corruzione, è difficile ipotizzare una vicenda di pari gravità». E ha aggiunto: «Evitiamo che la legge possa essere calpestata con "grida manzoniane"».

In Appello

In appello, Formigoni era stato accusato di avere ottenuto diverse "utilità" (vacanze, cene, l'uso di yatch e di aerei) in cambio di circa 200 milioni di euro di rimborsi pubblici attribuiti ai due enti con delibere della giunta regionale. L'ex governatore si era visto anche confermata la confisca di 6,6 milioni di euro già stabilita dal tribunale di primo grado a fine 2016, diverso da quello di 5 milioni disposto dalla Corte dei Conti: infine, era stata confermata la provvisionale di risarcimento di 3 milioni di euro (a carico anche di Antonio Simone e Pierangelo Daccò) in favore della Regione, che si è costituita parte civile nel processo.

La difesa di Formigoni: «Nessuno sa a cosa servivano quelle utilità»

Ovviamente, totalmente diverso era il parere degli avvocati di Formigoni, che chiedevano o assoluzione o, in alternativa, annullamento della condanna di secondo grado con rinvio alla Corte di Appello per calcolare la prescrizione: è stata la richiesta avanzata dall'avvocato Franco Coppi. Si dice che «Formigoni va in barca, che è invitato in vacanza ma nessuno è riuscito a dimostrare la riconducibilità di un singolo atto di ufficio a queste "utilità" - ha detto nel corso dell'arringa - Nessuno sa che cosa è stato chiesto a Formigoni, e nessuno sa per quale cosa è stata corrisposta quella utilità».

In quattro ricorrevano contro il verdetto emesso il 19 settembre 2018 dalla Corte d'appello di Milano: l'ex manager della Maugeri Costantino Passerino (7 anni e 7 mesi in secondo grado), l'imprenditore Carlo Farina (3 anni e 4 mesi) e Carla Vites (assolta) che ricorreva per avere una diversa formulazione di proscioglimento.

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