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Formigoni non risarcirà "Report", lo stipendio parlamentare non è pignorabile

L'ex governatore lombardo si salva grazie ad una legge che risale al 1965

Nel 2012, Formigoni ha querelato per diffamazione Milena Gabanelli e Alberto Nerazzini, giornalisti di nota fama, per il racconto - durante il programma "Report" di Rai 3 - delle vicende giudiziarie che, nel passato, lo hanno visto protagonista.

Nel giugno 2015, il Tribunale di Milano, nella persona del giudice Flamini, ha condannato l'ex governatore ad un risarcimento di 5mila euro per "lite temeraria" (più spese processuali). I fatti riferiti nella trasmissione - infatti - erano stati ripresi da atti d'indagine non più coperti da segreto; "Formigoni ha agito in giudizio con evidente colpa grave alla luce della manifesta infondatezza della domanda formulata", recitava la condanna.

La giornalista Gabanelli, però, durante la puntata di domenica 24 aprile annuncia in diretta che Formigoni non pagherà il risarcimento, perchè "da un controllo effettuato presso la Banca Nazionale del Lavoro del Senato, risulta che Formigoni non è titolare di conto corrente, per cui apparentemente non ha fondi aggredibili".

«Si vede che lo stipendio da parlamentare lo incassa in contanti - commenta la conduttrice - ma se a qualunque comune mortale condannato che non paga viene pignorato un quinto dello stipendio, perchè con Formigoni non si può?».

La risposta è di Fulvio Pastore, avvocato. «Non si può pignorare lo stipendio a Formigoni perchè c'è un divieto espressamente sancito da una legge che risale al 1965 - spiega - e stabilisce che le indennità e le diarie dei parlamentari non possono essere pignorate. La ragione è quella di evitare che dei terzi creditori pignorino queste somme privando i parlamentari dei mezzi di sussistenza e quindi in qualche modo condizionandone la libertà e l'autonomia. Oggi - prosegue Pastore - non c'è nessuna ragione storico-oggettiva per mantenere questo privilegio; una legge assolutamente irragionevole e sicuramente incostituzionale per violazione del principio d'uguaglianza». L'Italia - per la cronaca - è l'unico paese in cui, una simile legge, esiste.

«Fantastico», conclude sarcastica la Gabanelli.

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