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Riccardo Gatti durante un incontro a Lecco

Riccardo Gatti durante un incontro a Lecco

«Salvare i tre fratelli ci ha commosso. Ma un ragazzo recuperato ieri non ce l'ha fatta»

Il capitano calolziese Riccardo Gatti ci ha aggiornato sul lieto fine della vicenda di Allah e dei suoi fratelli. «Non tutti i casi sono così: oggi un giovane a Palermo è morto di stenti»

«Dobbiamo renderci conto che queste persone che cercano di attraversare il canale di Sicilia inseguono un mondo migliore, e non tutti si mettono in mano alle mafie. C'è anche chi parte da solo con gommoncini o piccole imbarcazioni, come i fratelli che abbiamo salvato domenica, o un ragazzo che abbiamo recuperato lunedì e che oggi, purtroppo, è morto a Palermo».

Così Riccardo Gatti, capitano della nave della Ong spagnola Capitano ProActiva Open Arms, commenta con amarezza e tristezza nel cuore l'ultimo salvataggio compiuto nelle acque del Mediterraneo. Ieri, lunedì, vi raccontavamo il recupero dei tre fratelli libici, uno dei quali ammalato di leucemia, soccorsi su un barchino alla deriva. Oggi abbiamo raggiunto il calolziese al telefono, e abbiamo scoperto dalle sue stesse parole quello che è facilmente immaginabile, ovvero che non sempre queste storie hanno un lieto fine.

Il recupero di Allah, 13 anni, malato di leucemia

Gatti ci ha raccontato la storia dei due fratelli salpati dalla Libia per cercare una cura al più piccolo della famiglia, e nelle sue parole c'è ancora un grande stupore. «Abbiamo visto una luce di notte, erano loro che facevano segnali luminosi con questo barchino alla deriva - ha spiegato - La cosa strana era che questo ragazzino aveva una flebo. Quando è venuto a bordo abbiamo visto i documenti dell'ospedale di Tripoli che attestavano un caso di leucemia. Li abbiamo trasferiti alla nave Acquarius che li ha portati ad Augusta. Ora sono stati trasferiti all'ospedale di Catania».

«A Catania potranno cercare di curarlo»

Il viaggio della speranza per il piccolo Allah, 13enne, può continuare. «Sono sicuro - aggiunge Gatti - che a Catania abbiano strutture e capacità tecniche adeguate per cercare di curarlo. È una storia più o meno a lieto fine, vediamo se verrà dato loro il permesso di soggiorno. Però, almeno, al momento sono in una struttura che li può aiutare. Questa storia in fondo è il simbolo di quello che sta succedendo, dei migranti in cerca di una vita migliore. Purtroppo, però, capitano anche epiloghi tragici come il ragazzo che abbiamo trasferito a Palermo, rimasto un anno e mezzo in Libia e poi morto oggi, praticamente per "fame". Io non so dire quanti ce ne siano che stanno morendo in mare, è tutto molto duro e triste da accettare».

AUDIO | Riccardo Gatti: «Non abbiamo idea di quante persone muoiano in mare»

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