Frodi internazionali, arrestato un commercialista lecchese nell'operazione partita da Perugia

L'uomo faceva parte di una associazione a delinquere che acquistava componenti informatici senza pagare le imposte

C'è un commercialista di Lecco fra le 8 persone arrestate dalla Guardia di finanza, nella mattinata di oggi 26 novembre, in una operazione che ha visto mettere in atto anche 5 misure interdittive e sequestri per quasi 15 milioni di euro.

A finire in carcere e ai domiciliari, grazie a un'ordinanza emessa dall'Autorità giudiziaria di Perugia, una vera e propria rete di persone specializzate nelle frodi sull'Iva intracomunitaria, quella cioè che si paga sui beni importati ed esportati entro i confini dell'Unione europea.

Le indagini sono partite nel capoluogo umbro, quando i funzionari dell'Agenzia delle dogane si sono accorti che una società nata nel 2010 per commercializzare prodotti destinati all'aiuto di disabili e persone anziane, nel 2012 risultava aver acquistato materiale informatico dalla Germania per oltre 4,4 milioni di euro, senza presentare i necessari modelli Intrastat né le dichiarazioni ai fini dell'Iva e delle imposte dirette. Da qui è partita l'indagine che ha portato alla scoperta dell'associazione a delinquere, con base nel Lazio e ramificazioni nel Perugino e fino a Lecco: le Fiamme gialle hanno accertato come la società umbra avesse aumentato il proprio giro d'affari, arrivando a 24 milioni di euro di acquisti intracomunitari. Nel 2013, inoltre, l'azienda ha spostato la propria sede legale a Roma, presso gli uffici di una società di servizi di domiciliazione.

Non solo: la società sotto indagine, ha scoperto la Finanza, era di fatto gestita da una organizzazione romana che a sua volta controllava alcune società "cartiere" che servivano acquistare il materiale tecnologico da paesi comunitari come Germania, Austria, Olanda, Belgio e Romania, per poi rivenderlo a prezzi concorrenziali sul mercato nazionale (in media il 16% in meno rispetto al prezzo di acquisto dai fornitori intracomunitari) grazie alla totale evasione delle imposte.

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La svolta è arrivata quando i finanzieri sono riusciti a individuare un appartamento nella periferia di Roma Nord dove l’organizzazione aveva stabilito una vera e propria "base operativa" in cui venivano smistate le ordinazioni e gestito l’intero traffico. Sono quindi scattate decine di perquisizioni e le Fiamme gialle sono riuscite a ricostruire l’intera contabilità parallela dell’organizzazione e identificare tutta la rete criminale: ben 13 associati di cui un capo/finanziatore con diversi precedenti penali, 2 suoi fidati collaboratori, un commercialista di Lecco, una contabile e 7 prestanomi che gestivano 2 società cartiere, su cui far ricadere ogni debito tributario, 5 società filtro, fraudolentemente interposte tra le cartiere e le beneficiarie, e un grossista napoletano connivente che immetteva i prodotti sul mercato. Per tutti l'accusa è di associaizone a delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla bancarotta fraudolenta.

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