Rifiuti ferrosi di dubbia provenienza "ripuliti" e resi leciti: vari arresti, l'inchiesta tocca anche il Lecchese

Dal Torinese è partita l'operazione che ha coinvolto tutta Italia

Maxi inchiesta su scala internazinale contro il traffico illecito di rifiuti metallici e l'autoriciclaggio: quinidi le persone arrestate, sequestri per 130 milioni di euro e il blitz che ha toccato anche il Lecchese. Gli accusati sono stati arrestati (cinque sono finiti ai domiciliari) nella mattinata di oggi, martedì 16 marzo 2021, dalla guardia di Finanza di Torino e Napoli. Sono accusati di appartenere a un'associazione per delinquere di matrice internazionale finalizzata al traffico illecito di rifiuti metallici, all’autoriciclaggio di proventi illeciti e all’emissione ed utilizzo di documenti attestanti operazioni inesistenti. Sono state eseguite anche perquisizioni nei confronti di decine di persone e società, nonché il sequestro preventivo disposto su beni per oltre 130 milioni di euro, tra cui disponibilità finanziarie, immobili, veicoli e quote societarie riconducibili agli indagati. In provincia di Torino la sede operativa dell'organizzazione era a Rondissone.

Le indagini

Le indagini, iniziate nel 2018, coordinate dal pm Valerio Longi della procura di Torino e condotte dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, hanno consentito di individuare un sodalizio criminoso, a carattere transnazionale, che reperiva sul territorio nazionale rifiuti metallici acquistati in nero, predisponendo poi la copertura documentale e contabile volta a farli apparire come rottami lecitamente acquistati da imprese aventi sede all’estero, che ne attestavano falsamente la regolarità secondo i requisiti richiesti dalla normativa dell’Unione europea. Successivamente, tali rifiuti venivano consegnati a fonderie o altre società commerciali del settore per essere reimmessi nel circuito produttivo.

I rifiuti "ripuliti"

Per 'ripulire' (ossia rendere leciti) i rifiuti metallici di dubbia provenienza, gli indagati avrebbero predisposto fittizie dichiarazioni di conformità aggirando, così, le disposizioni di legge e nascondendo la reale origine del materiale. Inoltre, per poter giustificare contabilmente i pagamenti destinati, di fatto, all’acquisto dei rifiuti in nero, si sarebbero adoperavati per ottenere false fatturazioni emesse da società compiacenti con sede all’estero (Slovacchia, Ungheria, Turchia, Egitto, Pakistan, Cina e Malesia). L’organizzazione criminale si è rivelata particolarmente complessa e articolata in quanto caratterizzata da una molteplicità di uffici, persone coinvolte, ruoli, mezzi utilizzati, imprese di trasporto, società italiane e straniere e sarebbe stata così appositamente modulata per consentire, attraverso la formazione, la redazione e l’utilizzo di documentazione totalmente falsa, l’illecito traffico di ingentissimi quantitativi di metalli. Complessivamente, alla luce di quanto ricostruito nel corso delle indagini, dal 2018 sarebbero state movimentate circa 18mila tonnellate di rifiuti di questo tipo.

Indagine nazionale

Le operazioni di oggi hanno visto complessivamente coinvolti circa un centinaio di militari appartenenti ad oltre 30 reparti della Guardia di Fiinanza nei territori delle regioni Piemonte (province di Torino, Alessandria e Verbania), Lombardia (province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Milano, Monza-Brianza e Pavia), Emilia-Romagna (Ferrara e Forlì-Cesena), Toscana (provincia di Prato), Lazio (provincia di Roma), Molise (provincia di Isernia) e Campania (province di Napoli, Caserta e Salerno).

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